domenica 26 luglio 2026

Oltre il tabù: Quaderno 2 : Storia, scienza, cultura e neuroscienze della sessualità umana

 L'atlante della sessualità umana




Il tabù della sessualità – Volume 1

Dalle origini dell'umanità alle neuroscienze contemporanee

Il blog ufficiale del saggio di Clemente Ernesto De Martino

La sessualità accompagna l'essere umano fin dalle sue origini ed è una delle dimensioni più profonde, affascinanti e complesse della nostra esistenza. Eppure continua a essere circondata da pregiudizi, silenzi e tabù.

Questo blog nasce per accompagnare il lettore alla scoperta del Volume 1 del saggio Il tabù della sessualità – Dalle origini dell'umanità alle neuroscienze contemporanee.

Attraverso articoli, curiosità, riflessioni e anticipazioni, verranno esplorati i principali temi dell'opera con un linguaggio divulgativo, rigoroso e accessibile.

Un percorso che intreccia antropologia, storia, biologia, neuroscienze, psicologia e cultura, con l'obiettivo di comprendere come la sessualità abbia accompagnato l'evoluzione dell'essere umano fino ai giorni nostri.


Conoscere significa comprendere. Comprendere significa superare il tabù.






Parkinson e Grotte: Quaderno 3 : Quando una grotta diventa una lezione di ascolto

 

             Dentro il silenzio https://www.amazon.it/Dentro-silenzio-maestre-scienza-ascolto-ebook

Viviamo in un'epoca in cui tutto corre. Rumore, immagini, notifiche e parole riempiono ogni spazio della nostra giornata. Ma cosa accade quando tutto questo scompare?

È da questa domanda che nasce "Dentro il silenzio: Le grotte come maestre di scienza, ascolto e cura", il nuovo saggio di Clemente Ernesto De Martino, musicista, compositore e ideatore del metodo Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa (SASR).

L'opera si apre con la prestigiosa prefazione del dott. Pier Mauro Giachino, entomologo, naturalista e speleologo, tra i maggiori studiosi italiani ed internazionali del mondo sotterraneo. Una scelta che conferisce al volume una prospettiva scientifica e naturalistica, creando un dialogo autentico tra ricerca, ambiente e riflessione sull'essere umano.

Nella foto partendo da  sinistra: Clemente Ernesto prof. De Martino musicista, saggista, esperto nelle dinamiche dell'età involutiva e volontario associazione parkinsoniani del canavese ODV ,Valentina dott.ssa Balestra ricercatrice, speleologa naturalista e Pier Mauro Dott. Giachino  entomologo, naturalista, speleologo, biospeleologo, zoologo e ricercatore.


Non è un libro sulle grotte

A prima vista il titolo potrebbe far pensare a un'opera dedicata alla speleologia.

In realtà è molto di più.

Le grotte diventano un laboratorio naturale dove il silenzio assume un nuovo significato. Nel sottosuolo la vista perde importanza e l'ascolto torna protagonista. Ogni goccia d'acqua, ogni eco, ogni respiro raccontano qualcosa che normalmente il rumore della vita quotidiana ci impedisce di percepire.

Per De Martino il silenzio non rappresenta un vuoto.

È uno strumento di osservazione.

È una forma di attenzione.

È una responsabilità verso ciò che ci circonda.

Quando arte e scienza parlano la stessa lingua

Uno degli aspetti più originali del libro è il dialogo tra discipline apparentemente lontane.

L'autore mette in relazione la ricerca artistica con il pensiero scientifico attraverso figure internazionali come Éliane Radigue, Alvin Lucier, Pauline Oliveros, Bernie Krause e Chris Watson.

Musicisti, ricercatori del paesaggio sonoro e studiosi dell'ascolto che condividono un principio semplice ma rivoluzionario:

meno interferenze produciamo, più il mondo diventa comprensibile.

È un messaggio che supera la musica e diventa un invito a vivere con maggiore presenza e consapevolezza.

Nella foto partendo da  sinistra: Valentina Balestra, Pier Mauro Giachino, Clemente Ernesto De Martino e Filippo Spampinato volontario CRI ed associazione parkinsoniani del canavese ODV

Un libro che parla anche di benessere/cura

Pur non essendo un testo sanitario, il volume offre spunti preziosi per chi opera nella relazione con le persone.

Educatori, professionisti socio-sanitari, caregiver, insegnanti, operatori culturali e chiunque lavori con la fragilità troveranno una riflessione profonda sul valore dell'ascolto.

Il silenzio non viene presentato come assenza di comunicazione, ma come uno spazio che permette alla relazione di diventare più autentica.

Prima di intervenire, occorre imparare a osservare.

Prima di parlare, occorre imparare ad ascoltare.

Una rivoluzione silenziosa

"Dentro il silenzio" invita il lettore a cambiare prospettiva.

Non conquistare gli spazi, ma abitarli.

Non riempire ogni momento di parole, ma lasciare che la realtà possa esprimersi.

È una lettura che unisce natura, filosofia, arte, ricerca e umanità in un percorso originale, capace di trasformare il silenzio in una vera esperienza di conoscenza.

Per chi ama la speleologia, la natura, la musica, la riflessione scientifica e il valore dell'ascolto, questo libro rappresenta un invito a rallentare.

Perché, a volte, è proprio nel silenzio che iniziamo davvero a comprendere il mondo.



nella foto partendo da  sinistra: Pier Mauro Giachino, Valentina Balestra, Filippo Spampinato, Clemente Ernesto De Martino ed Enrico Lana speleologo, naturalista biospeologo, entomologo e ricercatore.


lunedì 20 luglio 2026

Due possibilità, meno stress-Quaderno 1- Come facilitare le decisioni nelle persone con demenza



Il cervello ama le scelte semplici: il valore del "due" nelle persone con demenza

Osservando la natura e il nostro corpo emerge un elemento ricorrente: il dualismo.

Abbiamo due occhi, due orecchie, due mani, due gambe. Esistono il giorno e la notte, l'inspirazione e l'espirazione, il caldo e il freddo, il silenzio e il suono. Molti aspetti della nostra vita si organizzano spontaneamente in coppie.

Anche il cervello sembra trarre beneficio quando le informazioni vengono presentate in modo semplice e limitato.

Nelle persone che vivono con una demenza o con un decadimento cognitivo, elaborare molte informazioni contemporaneamente può diventare difficile. Ogni scelta richiede attenzione, memoria, capacità di confronto e decisione. Più alternative vengono proposte, maggiore può essere il carico cognitivo e, di conseguenza, lo stress.

Per questo motivo, nella pratica quotidiana è spesso preferibile offrire due possibilità invece di molte.

Piuttosto che chiedere:

"Che cosa desidera bere?"

può essere più utile dire:

"Preferisce un caffè o un tè?"

Oppure:

"Pasta al pomodoro o pasta in bianco?"




In questo modo la persona non deve costruire da zero la risposta, ma semplicemente riconoscere una delle due opzioni proposte. È una strategia semplice che può facilitare la comunicazione e ridurre l'affaticamento mentale.

Naturalmente non si tratta di una regola assoluta, ma di un principio pratico che molti professionisti utilizzano nell'assistenza quotidiana.

Anni fa, durante il mio tirocinio presso l'Hospice di Rodigo, in provincia di Mantova, ebbi l'opportunità di lavorare con la signora Anna, una persona che presentava importanti difficoltà motorie.

Per aiutarla durante il pasto utilizzavo due semplici segnali sonori.

Un suono acuto: PIN.

Un suono grave: PON.

L'obiettivo non era fare musica, ma creare due riferimenti sonori chiari.

Mentre Anna portava il cucchiaio dalla mano alla bocca, accompagnavo il movimento con questi due stimoli. Con il tempo osservai che l'attenzione sembrava concentrarsi maggiormente sul suono piuttosto che sulla complessità del gesto motorio. Il movimento risultava più fluido, più spontaneo e meno stressante.

Si tratta di un'osservazione personale maturata sul campo, non di una prova scientifica. Tuttavia è coerente con ciò che oggi sappiamo sulle strategie di semplificazione del compito e sull'importanza dei cue, cioè degli stimoli esterni, nel facilitare alcune azioni nelle persone fragili.

Forse il cervello, quando incontra la fragilità, non ha bisogno di ricevere più informazioni.

Ha bisogno di ricevere quelle giuste.

E molto spesso due possibilità sono sufficienti per restituire serenità, autonomia e dignità alla scelta.




venerdì 10 luglio 2026

Giocoleria e Parkinson- Quaderno2 : Il caregiver non assiste soltanto. Vive ogni giorno il viaggio insieme.

 

Ogni gesto ha una storia. Ogni lancio è una scelta.

  Ogni sorriso è un passo verso il movimento.

E dietro ogni passo c'è spesso una persona che cammina in silenzio accanto a noi.

Quando si parla di Parkinson, l'attenzione si concentra spesso sulla persona che convive con la malattia. Ma accanto a lei c'è quasi sempre qualcuno che percorre lo stesso viaggio. È il caregiver.

Un marito.

Una moglie.

Un figlio.

Una sorella.

Un amico.

È il caregiver.

Nei nostri laboratori abbiamo scelto di non lasciarlo seduto a osservare.

Abbiamo deciso di coinvolgerlo.

Lanciare una pallina insieme.

Seguire il ritmo.

Ridurre la distanza creata dalla malattia.

Condividere un sorriso.

Può sembrare un dettaglio.

In realtà rappresenta uno dei cambiamenti più importanti osservati durante il percorso.


Molti caregiver ci hanno raccontato di aver riscoperto un modo diverso di stare accanto al proprio familiare.

Per qualche momento non erano più soltanto persone che aiutavano.

Erano due persone che vivevano un'esperienza insieme.

Anche questo significa prendersi cura.

Creare occasioni nelle quali la relazione possa uscire, almeno per un'ora, dal ruolo dell'assistenza quotidiana e ritrovare la spontaneità dell'incontro.

Il metodo di  Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa nasce anche da questa idea.

Ogni attività è pensata perché nessuno si senta spettatore.

Ognuno può diventare protagonista.

Perché il valore più grande non è riuscire a eseguire un esercizio.

È poter dire, alla fine dell'incontro:

"Oggi abbiamo vissuto qualcosa insieme."

Giocoleria e Parkinson :Quaderno 1: Il movimento ritorna quando la persona torna al centro






Il movimento non nasce soltanto dai muscoli.
 Nasce dalla motivazione, dall'attenzione e dalla relazione.

 Per molti anni, quando si è parlato di Parkinson, l'attenzione si è concentrata soprattutto sui sintomi: tremore, rigidità, lentezza dei movimenti e difficoltà nell'equilibrio.

Eppure chi vive questa condizione sa che la malattia coinvolge molto di più. Cambia il modo di percepirsi, modifica le relazioni, mette alla prova la fiducia nelle proprie capacità e può portare, lentamente, a sentirsi esclusi dalla vita sociale.

Da questa riflessione nasce il nostro lavoro di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa.

Non un insieme di esercizi isolati, ma un percorso nel quale musica, ritmo, voce, movimento, giocoleria adattata e relazione diventano strumenti per creare esperienze significative.

Durante oltre cento incontri realizzati presso l'Associazione Parkinsoniani del Canavese, abbiamo osservato un cambiamento che nessun numero riesce a raccontare completamente.

Molte persone arrivavano convinte di non essere più capaci di lanciare una semplice pallina.

Settimana dopo settimana, senza fretta, quella stessa pallina diventava un'occasione per osservare, ascoltare, sorridere, collaborare e riscoprire possibilità dimenticate.

Il nostro obiettivo non è insegnare la giocoleria.

Non è creare musicisti.

Non è valutare una prestazione.

Il vero obiettivo è permettere alla persona di tornare protagonista della propria esperienza.

Quando il movimento ritrova un significato, cambia anche il modo di vivere quel gesto.

Per questo ogni laboratorio diventa prima di tutto uno spazio di incontro.

Perché prima del Parkinson esiste una persona.

Ed è da quella persona che ogni percorso dovrebbe sempre iniziare.


martedì 7 luglio 2026

Una Giornata Insieme- Quaderno 3: Attività di gruppo

 

Insieme significa prendersi cura anche dei caregiver

Dietro ogni persona che affronta un momento di fragilità c'è spesso un familiare che accompagna, sostiene e organizza la vita quotidiana.

Il caregiver rappresenta una risorsa preziosa.

Ma anche chi si prende cura degli altri ha bisogno di trovare tempo per sé, respirare, confrontarsi e sentirsi accolto.

Per questo Una Giornata Insieme è pensata anche per loro.

Non come semplici accompagnatori.

Ma come persone.

Durante gli incontri si creano occasioni spontanee di dialogo, amicizia e condivisione tra famiglie che vivono esperienze simili.

Nascono confronti, consigli, nuove conoscenze e, molto spesso, amicizie che continuano anche oltre il progetto.

Quando il caregiver ritrova serenità, anche la persona che accompagna ne trae beneficio.

Il benessere, infatti, non riguarda mai un solo individuo.

Coinvolge tutta la rete di relazioni che gli sta intorno.

Per questo il nostro percorso mette al centro la persona, la famiglia e la comunità.

Crediamo che una società più inclusiva inizi proprio da qui: creare luoghi dove nessuno si senta solo e dove ogni incontro possa trasformarsi in un'opportunità di crescita reciproca.

Perché prendersi cura significa costruire relazioni.

E ogni relazione può diventare il primo passo verso una migliore qualità della vita




Una Giornata Insieme - Quaderno 2: Musica, movimento e creatività

 



Muoversi insieme per stare bene

Quando si parla di benessere si pensa quasi sempre all'attività fisica. In realtà il nostro equilibrio dipende da molti fattori che lavorano contemporaneamente: il movimento del corpo, la mente, le emozioni e le relazioni.

Per questo motivo Una Giornata Insieme propone attività che coinvolgono la persona nella sua globalità.

Un semplice esercizio ritmico può stimolare attenzione e coordinazione.

Una canzone può richiamare ricordi ed emozioni.

Un disegno può favorire creatività e comunicazione.

Un'attività di gruppo può trasformare persone sconosciute in compagni di esperienza.

Il movimento viene vissuto con naturalezza, senza competizione e senza la ricerca della prestazione.

L'obiettivo non è fare di più.

È sentirsi meglio.

Ogni attività è pensata per essere accessibile, coinvolgente e adattabile alle caratteristiche del gruppo.

In questo modo il benessere diventa un'esperienza condivisa, dove ogni partecipante contribuisce con la propria presenza, le proprie capacità e la propria storia.

Perché il corpo si mantiene attivo quando trova il piacere di muoversi.

La mente si mantiene viva quando continua a essere curiosa.

E le persone crescono quando possono condividere ciò che sono con gli altri.

Una Giornata Insieme-Quaderno 1:Benessere e qualità della vita

 




Una giornata insieme: il valore di uscire di casa

Viviamo in un mondo sempre più connesso dalla tecnologia, ma spesso sempre più distante nelle relazioni. Molte persone trascorrono gran parte della giornata tra le mura domestiche, limitando occasioni di incontro, movimento e condivisione. Con il passare del tempo questa routine può trasformarsi in isolamento, riducendo non solo le opportunità sociali, ma anche la motivazione a prendersi cura di sé.

Una Giornata Insieme nasce per offrire un'alternativa semplice e concreta: dedicare due ore a vivere un'esperienza fatta di persone, sorrisi e partecipazione.

Non occorrono particolari capacità artistiche o fisiche. Ognuno partecipa secondo le proprie possibilità, in un ambiente accogliente e privo di giudizio.

Musica, movimento, voce, ritmo, disegno e attività creative diventano strumenti per favorire il dialogo, la curiosità e il piacere di stare insieme.

Ogni incontro rappresenta un'occasione per conoscere nuove persone, ritrovare vecchi interessi e creare relazioni autentiche.

Perché il benessere non nasce soltanto dall'attività svolta.

Nasce soprattutto dall'incontro con gli altri.

Una conversazione.

Una risata condivisa.

Un incoraggiamento.

Piccoli gesti che spesso lasciano un ricordo molto più duraturo di qualsiasi esercizio.

Ogni giornata diventa così un invito a uscire di casa non per riempire il tempo, ma per dare valore al tempo vissuto.

lunedì 6 luglio 2026

Corso Élite OSS -Quaderno 1: Formazione OSS: La persona prima della malattia

 

L'Operatore Socio-Sanitario: prendersi cura della persona, non solo della malattia

Ogni giorno migliaia di Operatori Socio-Sanitari entrano nelle case, negli ospedali, nelle RSA, negli Hospice e nei Centri Diurni. Molti pensano che il loro lavoro consista principalmente nell'eseguire procedure assistenziali. In realtà, la vera forza dell'OSS è un'altra: costruire relazioni che migliorano la qualità della vita delle persone.

È proprio da questa convinzione che nasce la quarta dispensa del Manuale per Operatori Socio-Sanitari, dedicata alle attività assistenziali e di animazione nelle diverse età e condizioni di salute.

Ogni persona è diversa

Non esistono due persone uguali.

L'età, la storia di vita, le esperienze, le capacità residue e le condizioni di salute rendono ogni individuo unico.

Per questo motivo anche l'assistenza deve essere personalizzata.

L'Operatore Socio-Sanitario non applica schemi rigidi, ma osserva, ascolta e adatta il proprio intervento ai bisogni reali della persona.

L'autonomia è un valore da proteggere

Uno degli errori più frequenti è fare tutto al posto della persona.

Aiutare non significa sostituirsi.

Significa accompagnare, sostenere e valorizzare ciò che la persona è ancora in grado di fare.

Anche un gesto semplice, come apparecchiare la tavola, annaffiare una pianta o raccontare un ricordo, può mantenere viva l'autostima e il senso di utilità.

La relazione è il primo strumento di lavoro

Ogni attività proposta dall'OSS dovrebbe avere un significato.

  • Musica.
  • Narrazione.
  • Disegno.
  • Movimento.
  • Lettura.
  • Conversazione.

Questi strumenti diventano realmente efficaci solo quando sono costruiti intorno alla persona.

L'obiettivo non è occupare il tempo, ma creare occasioni di relazione, partecipazione e benessere.

Dal Parkinson alle Cure Palliative

Durante il proprio percorso professionale l'OSS incontra persone che vivono situazioni molto diverse.

  • Persone anziane.
  • Persone con deterioramento cognitivo.
  • Persone che vivono con il Parkinson.
  • Persone allettate.
  • Persone accolte negli Hospice.

In ognuna di queste situazioni cambia l'intervento, ma non cambia il principio fondamentale: la persona viene sempre prima della patologia.

L'esperienza insegna

Anni di lavoro sul campo mi hanno confermato una convinzione semplice ma profonda.

Le attività più efficaci non sono necessariamente le più complesse.

Spesso basta una canzone conosciuta, una fotografia, un racconto condiviso o un piccolo gesto di attenzione per restituire serenità, partecipazione e fiducia.

La qualità dell'assistenza nasce dalla capacità dell'operatore di osservare, ascoltare e adattare ogni proposta alla persona che ha di fronte.

Una professione che lascia il segno

Essere Operatore Socio-Sanitario significa entrare ogni giorno nella vita delle persone con rispetto, competenza e umanità.

  • Ogni parola.
  • Ogni sorriso.
  • Ogni momento di ascolto.
  • Ogni gesto di cura.

Contribuisce a costruire la qualità della vita della persona assistita.

  • Le procedure si imparano.
  • La relazione si coltiva ogni giorno.

Ed è proprio nella relazione che un buon Operatore Socio-Sanitario lascia il segno.


Clemente Ernesto De Martino
Musicista, formatore e ideatore del metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa (SASR)

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domenica 5 luglio 2026

Parkinson e Grotte-Quaderno 2: Dal buio alla fiducia






Quando le persone chiedono  di andare più in profondità

"Le esperienze più importanti non sono quelle che imponiamo, ma quelle che le persone scelgono di vivere."

Può il silenzio diventare un'occasione di ascolto? Può il buio, vissuto in sicurezza e accompagnato da professionisti, trasformarsi in un'esperienza capace di generare fiducia?

Da queste domande è nato il secondo incontro del progetto pilota Grotte e Parkinson, realizzato alle Grotte dei Dossi di Villanova Mondovì nei giorni lunedì 4 maggio e lunedì 18 maggio, grazie alla collaborazione tra l'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV, l'Associazione Turistica delle Grotte dei Dossi e un'équipe composta da speleologi, professionisti e volontari.

Il progetto non nasce con finalità terapeutiche, ma come esperienza osservativa dedicata alle persone che vivono con il Parkinson e ai loro caregiver, con l'obiettivo di comprendere come un ambiente naturale caratterizzato da silenzio, oscurità e riduzione degli stimoli possa essere vissuto in condizioni di massima sicurezza.



Un progetto costruito sulla sicurezza

Ogni partecipante è stato monitorato in quattro momenti della giornata:

  • all'arrivo;
  • immediatamente prima dell'ingresso in grotta;
  • al termine dell'esperienza nel buio;
  • dopo l'uscita dalla grotta.

Prima di iniziare è stato spiegato che ogni persona poteva interrompere l'esperienza in qualsiasi momento pronunciando una sola parola:

"Luce".

In quel preciso istante tutte le luci della grotta si sarebbero accese contemporaneamente e ogni operatore avrebbe illuminato il percorso con la torcia fissata sul proprio casco.

La sicurezza non era un dettaglio organizzativo.

Era parte integrante del progetto.


Due ambienti, due esperienze

Nel secondo incontro la grotta è stata suddivisa in due aree.

La prima, situata a circa dieci metri dall'ingresso, lasciava filtrare una leggera luce naturale. Questa scelta aveva lo scopo di ridurre l'ansia iniziale e permettere un primo contatto graduale con l'ambiente sotterraneo.

La seconda area si trovava più in profondità.

Qui, una volta spente le luci, il buio era assoluto.

Un'oscurità autentica, difficile da sperimentare nella vita quotidiana.

Tre persone — due partecipanti e un caregiver — hanno vissuto l'esperienza nella zona più profonda, mentre gli altri si trovavano nell'area vicina all'ingresso.

Il momento che nessuno dimenticherà

Durante il primo incontro del 4 maggio era stato previsto un tempo di permanenza di cinque minuti.

A circa quindici secondi dal termine, uno dei partecipanti pronunciò la parola concordata.

"Luce."

Nel giro di un secondo l'intera grotta tornò illuminata.

Nessuno interpretò quel momento come un fallimento.

Al contrario.

Fu la dimostrazione che ogni persona si sentiva libera di esprimere il proprio bisogno, sapendo che sarebbe stata ascoltata immediatamente.



Il secondo incontro

Fu proprio ciò che accadde il 18 maggio a sorprendere l'intera équipe.

Le due persone che nel primo incontro avevano partecipato nell'area più vicina all'ingresso chiesero spontaneamente di essere accompagnate nella zona del buio assoluto.

Nessuno glielo aveva suggerito.

Fu una loro scelta.

Per questo motivo decidemmo di modificare il protocollo.

Ai partecipanti venne comunicato che l'esperienza sarebbe durata ancora cinque minuti.

In realtà, il tempo venne esteso a sette minuti.

Trascorsi i sette minuti, fu Cosimo Barberis, presidente dell'Associazione Turistica delle Grotte dei Dossi, ad accendere nuovamente l'illuminazione della grotta.

L'atmosfera era cambiata.

Il gruppo affrontava il silenzio con maggiore serenità rispetto alla prima giornata.

Non si tratta di una conclusione scientifica.

È un'osservazione maturata sul campo che merita ulteriori approfondimenti.

Il valore sociale del progetto

L'aspetto più significativo di queste due giornate non riguarda soltanto ciò che è accaduto all'interno della grotta.

Riguarda ciò che è nato tra le persone.

Persone che vivono con il Parkinson, caregiver, speleologi, volontari e professionisti hanno condiviso un'esperienza costruita sul rispetto, sull'ascolto e sulla fiducia reciproca.

Questo progetto dimostra come la collaborazione tra realtà diverse possa generare nuove opportunità di incontro e di ricerca, mettendo sempre la persona al centro.

Ogni esperienza vissuta rappresenta un patrimonio da condividere con il mondo delle associazioni, della cultura e della ricerca.

Una porta aperta sul futuro

Queste due giornate non rappresentano un punto di arrivo.

Sono il primo passo di un percorso che desidera continuare a esplorare il rapporto tra ambiente, silenzio, relazione e qualità della vita.

Le domande sono ancora molte.

Ed è proprio questo il valore della ricerca.

Continuare a osservare, ascoltare e imparare dalle persone.

Perché, a volte, il risultato più importante non è trovare una risposta.

È avere il coraggio di porre una domanda nuova.


📌 Scheda del progetto

Luogo: Grotte dei Dossi – Villanova Mondovì (CN)

Date: 4 e 18 maggio

Partecipanti: persone che vivono con il Parkinson e caregiver

Promotori: Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV e progetto di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa

Collaborazione: Associazione Turistica delle Grotte dei Dossi

Responsabile del progetto: Clemente Ernesto De Martino






Parkinson e Grotte : Quaderno 1 : Che cosa può insegnarci il silenzio?

 


"A volte, per osservare meglio una persona, bisogna prima ridurre il rumore che la circonda."

Quando si parla di Parkinson si pensa immediatamente ai farmaci, alla fisioterapia, all'attività fisica o alla ricerca scientifica. Molto più raramente ci si domanda quale ruolo possano avere l'ambiente, il silenzio e la qualità degli stimoli che accompagnano la vita quotidiana.

Da questa domanda è nato il progetto Grotte e Parkinson, un'esperienza osservativa realizzata alle Grotte dei Dossi di Villanova Mondovì (Cn).

L'obiettivo non è trovare una nuova terapia né proporre soluzioni miracolose. L'intenzione è molto più semplice e, allo stesso tempo, profonda: osservare come una persona possa vivere un ambiente completamente diverso da quello abituale, caratterizzato da silenzio, luce soffusa, temperatura costante e assenza delle continue sollecitazioni presenti nella vita di ogni giorno.

L'idea è nata dopo anni di lavoro con persone che vivono con il Parkinson attraverso la Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa. Nel corso dei laboratori ho imparato che il modo in cui una persona percepisce un ambiente influenza il suo modo di muoversi, di respirare, di comunicare e di relazionarsi con gli altri.

Da questa osservazione è nata una nuova domanda: che cosa accade quando il rumore lascia spazio al silenzio?

Per cercare una risposta abbiamo scelto un luogo straordinario. Le Grotte dei Dossi non sono state selezionate per il loro valore turistico, ma perché rappresentano un ambiente naturale capace di ridurre molti degli stimoli che normalmente accompagnano la nostra quotidianità.

Il progetto è stato costruito con il contributo di speleologi, professionisti, volontari e dell'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV, mettendo sempre al centro la sicurezza e il rispetto delle persone coinvolte.

Questo primo capitolo non vuole offrire conclusioni. Vuole raccontare l'inizio di un percorso. Nei prossimi articoli condivideremo come è nata l'idea, come sono state organizzate le giornate di osservazione, quali figure hanno partecipato al progetto e quali riflessioni sono emerse dall'esperienza vissuta sul campo.

Perché ogni ricerca inizia con una domanda. E ogni domanda, quando nasce dall'ascolto delle persone, può aprire nuove prospettive.

                                                       youtube.com/watch?v=R9aW1iuSmyE

sabato 4 luglio 2026

Narrazione Creativa : Quaderno 1 : Come Tik Tok ha unito Italia e Stati Uniti in un libro per bambini




                              Quando TikTok diventa un ponte tra Italia e Stati Uniti

https://youtu.be/3Qe7PfZMKbc?si=pxAGFSwCwWq2ktI9

Ogni giorno milioni di persone aprono TikTok per pochi minuti di svago. Raramente immaginano che, dietro uno schermo, possano nascere amicizie capaci di cambiare la vita.

È proprio quello che è accaduto con La Valigia dei Sogni – Racconti della buonanotte.

Tutto è iniziato con alcuni video dedicati al Parkinson. Da una parte dell'oceano c'era Rachel "Ray" Duran, americana, moglie, madre e donna che convive con il Parkinson. Dall'altra parte c'era Clemente Ernesto De Martino, musicista e ideatore del metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, impegnato nei laboratori dell'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV.

Una conversazione dopo l'altra è nata una vera amicizia.

Sono arrivati i video insieme.

I duetti di ballo.

Le risate.

Le videochiamate.

I saluti rivolti agli amici italiani.

Fino a quando è nata una domanda semplice.

"Perché non scriviamo insieme un libro?"

La risposta è diventata La Valigia dei Sogni.

Un progetto che unisce quattro autrici italiane e una statunitense, dimostrando che i social network possono trasformarsi in strumenti di cultura, amicizia e inclusione.

In un'epoca in cui si parla spesso dei rischi dei social, questa storia racconta il loro volto migliore.

Quello capace di costruire ponti.

Quello capace di unire persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate.

Perché a volte basta un semplice "Ciao" per iniziare un viaggio straordinario.




domenica 21 giugno 2026

Sono una Pianta che Suona- Quaderno 1: Una pianta può suonare ?

 

                                                                Sono una pianta che suona

Quando la tecnologia ci insegna ad ascoltare il mondo vivente

 Il sorprendente incontro tra natura, neuroscienze e ascolto

Che cosa accadrebbe se una pianta potesse raccontarci la propria storia attraverso il suono?

A prima vista la domanda sembra appartenere alla fantascienza o alla poesia. Eppure, negli ultimi anni, ricercatori, musicisti, naturalisti ed educatori hanno iniziato a esplorare una possibilità affascinante: trasformare le variazioni bioelettriche delle piante in segnali sonori percepibili dall'orecchio umano.

Non si tratta di attribuire alle piante capacità musicali umane. Si tratta di qualcosa di più interessante. Si tratta di imparare ad ascoltare processi biologici normalmente invisibili.

In un'epoca dominata dal rumore, dalla velocità e dalla continua stimolazione digitale, l'esperienza della musica delle piante rappresenta una sorprendente occasione per riflettere sul nostro rapporto con la natura.

Il mondo è pieno di suoni che non ascoltiamo più

Per migliaia di anni l'essere umano ha vissuto immerso nei paesaggi sonori naturali.

Il vento tra gli alberi, il canto degli uccelli, l'acqua dei torrenti, il fruscio delle foglie, il crepitio del fuoco accompagnavano la vita quotidiana e contribuivano a costruire la percezione del mondo.

Oggi il paesaggio sonoro è cambiato radicalmente.

Traffico, dispositivi elettronici, notifiche, televisioni, impianti industriali e ambienti urbani hanno progressivamente sostituito molti dei suoni naturali che hanno accompagnato l'evoluzione della nostra specie.

Le neuroscienze mostrano che il cervello non considera il suono come un semplice sfondo. Ogni stimolo acustico influenza attenzione, emozioni, memoria, respirazione e stato psicofisico.

Per questo motivo il recupero dell'ascolto naturale non rappresenta soltanto una scelta culturale. Può diventare una vera esperienza di benessere.

Dalle profondità delle grotte al mondo delle piante

Una delle intuizioni più interessanti sviluppate negli ultimi anni riguarda il concetto di paesaggio sonoro.

Ogni ambiente possiede una propria identità acustica.

Le grotte, ad esempio, offrono un'esperienza unica. Nel silenzio degli ambienti ipogei emergono micro-vibrazioni, risonanze e dettagli sonori che nella vita quotidiana passano completamente inosservati.

L'esperienza dell'ascolto sotterraneo insegna qualcosa di importante: il silenzio non è assenza di suono.

È presenza di suoni più sottili.

Lo stesso principio può essere applicato al mondo vegetale.

Anche una pianta, apparentemente immobile e silenziosa, è attraversata continuamente da processi vitali complessi che generano micro-variazioni bioelettriche.

La tecnologia moderna consente oggi di trasformare queste variazioni in segnali musicali.

Damanhur e la nascita della musica delle piante

Uno dei progetti più conosciuti a livello internazionale nasce in Piemonte, all'interno della comunità di Damanhur.

Fin dagli anni Settanta alcuni ricercatori hanno iniziato a interrogarsi su una domanda semplice ma rivoluzionaria: è possibile rendere percepibile l'attività vitale delle piante?

Da questa ricerca è nato il progetto Music of the Plants.

Il principio è relativamente semplice.

Le piante producono continuamente variazioni elettriche legate all'assorbimento dell'acqua, alla luce, alla temperatura e alle normali attività fisiologiche.

Questi segnali possono essere rilevati da sensori e trasformati in dati sonori.

Il risultato non è una composizione musicale creata dalla pianta nel senso tradizionale del termine.

È una sonificazione della sua attività biologica.

Bamboo M: quando la natura incontra la tecnologia

Tra gli strumenti più diffusi troviamo il Bamboo M.

Questo dispositivo collega sensori alle foglie e alle radici della pianta, registra le variazioni bioelettriche e le converte in note musicali attraverso un sistema digitale.

Ogni pianta genera sequenze differenti.

Le melodie cambiano continuamente.

Non esistono due ascolti identici.

La particolarità non risiede soltanto nella tecnologia, ma nella qualità dell'esperienza che essa produce.

Molte persone riferiscono una sensazione di calma, curiosità e meraviglia.

L'attenzione si sposta dal rumore esterno verso un fenomeno vivente che normalmente rimane nascosto.

Il cervello che ascolta

Dal punto di vista neurologico, ascoltare significa molto più che udire.

Quando il suono raggiunge il cervello, vengono coinvolte aree legate alla memoria, alle emozioni, all'attenzione e al movimento.

I suoni naturali possiedono caratteristiche particolari.

Sono variabili.

Non seguono schemi rigidi.

Non risultano aggressivi.

Numerose ricerche suggeriscono che questi stimoli possano favorire stati di attenzione morbida, ridurre il carico cognitivo e facilitare una percezione più rilassata dell'ambiente.

Quando ascoltiamo una pianta attraverso sistemi di sonificazione, il cervello entra in relazione con un flusso sonoro organico e imprevedibile.

Questo mantiene viva la curiosità senza generare tensione.

Musica, Parkinson e qualità della vita

Negli ultimi decenni la musica è stata ampiamente utilizzata nei percorsi dedicati alle persone che vivono con il Parkinson.

Ritmo, canto, respirazione e movimento rappresentano strumenti importanti per sostenere coordinazione, attenzione e partecipazione attiva.

La musica delle piante non sostituisce questi approcci.

Può però offrire un contesto sonoro differente.

Più naturale.

Più contemplativo.

Più vicino ai ritmi biologici.

All'interno della Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa (SASR), l'ascolto delle piante può accompagnare attività di respirazione, movimento lento, disegno creativo e osservazione della natura.

L'obiettivo non è terapeutico nel senso medico del termine.

L'obiettivo è favorire presenza, attenzione, relazione e qualità dell'esperienza.

Una nuova ecologia dell'ascolto

Forse il valore più profondo della musica delle piante non riguarda la tecnologia.

Riguarda il cambiamento di prospettiva.

Per secoli la natura è stata osservata principalmente come una risorsa da utilizzare.

L'ascolto delle piante introduce invece una logica diversa.

Una logica basata sull'attenzione.

Quando ascoltiamo una pianta, smettiamo di considerarla soltanto un elemento decorativo.

Diventa una presenza.

Un organismo vivente inserito nello stesso ecosistema che abitiamo anche noi.

Questa semplice esperienza può contribuire a sviluppare una maggiore sensibilità ecologica.

Non attraverso teorie astratte.

Attraverso l'ascolto.

Il futuro potrebbe avere bisogno di meno rumore

Viviamo in un tempo storico caratterizzato da un eccesso di informazioni.

Parliamo molto.

Produciamo continuamente contenuti.

Siamo costantemente connessi.

Ma ascoltiamo sempre meno.

Forse proprio per questo motivo esperienze come la musica delle piante suscitano interesse crescente.

Non promettono miracoli.

Non offrono scorciatoie.

Invitano semplicemente a rallentare.

Ad ascoltare.

A riconoscere che il mondo vivente è molto più ricco di quanto immaginiamo.

Forse la vera rivoluzione del futuro non sarà imparare a parlare con la natura, ma tornare ad ascoltarla.

Se desideri approfondire questi temi, il libro "Sono una pianta che suona – Paesaggi sonori epigei ed ipogei e pratiche di ascolto" propone un viaggio originale tra neuroscienze, natura, musica, ecologia acustica e pratiche di ascolto.

Alle radici dell'Eros umano: Quaderno 1: Un viaggio alle radici dell'essere umano

 

Quando il desiderio racconta una storia più antica di noi

Il nostro modo di vivere l'amore e il desiderio è davvero naturale oppure è il prodotto della cultura nella quale siamo cresciuti?

È una domanda che raramente ci poniamo. Eppure basta osservare la storia dell'umanità per comprendere che ciò che oggi consideriamo normale, naturale o addirittura inevitabile, in altre epoche e in altre società è stato vissuto in modi profondamente diversi.

L'eros umano accompagna la nostra specie fin dalle sue origini. Non riguarda soltanto la sessualità, ma coinvolge il corpo, l'identità, l'appartenenza, il desiderio, la spiritualità e il modo in cui costruiamo le relazioni. È una forza che attraversa ogni civiltà e che assume significati differenti a seconda della cultura che la interpreta.

Il corpo: natura o costruzione culturale?

Quando guardiamo il nostro corpo pensiamo spesso a qualcosa di esclusivamente biologico. L'antropologia ci mostra invece una realtà più complessa.

Ogni società attribuisce al corpo significati particolari. Ciò che per alcuni popoli è segno di bellezza, per altri può essere irrilevante. Ciò che viene considerato pudico in una cultura può apparire del tutto normale in un'altra.

Il corpo non è soltanto un organismo vivente. È anche un linguaggio attraverso il quale una comunità esprime valori, credenze e visioni del mondo.

Per questa ragione la sessualità non può essere compresa soltanto attraverso la biologia. È necessario osservare anche il contesto culturale che le dà forma.

Perché la nudità non significa la stessa cosa ovunque?

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dagli studi antropologici riguarda il significato della nudità.

In molte società tradizionali il corpo nudo non possedeva automaticamente una valenza erotica. Era semplicemente parte della vita quotidiana.

Nelle culture occidentali moderne, invece, la nudità è spesso associata al desiderio, alla seduzione o alla trasgressione.

Questo semplice confronto ci aiuta a comprendere come molte delle nostre convinzioni siano il risultato di processi culturali e storici piuttosto che di leggi universali.

L'eros nasce certamente dal corpo, ma il modo in cui lo interpretiamo dipende dalla società nella quale viviamo.




Crescere attraverso il corpo

In molte culture tradizionali l'infanzia e l'adolescenza erano accompagnate da un rapporto più diretto con il corpo e con la scoperta delle proprie emozioni.

L'apprendimento non avveniva necessariamente attraverso lezioni formali. Era la vita stessa a trasmettere conoscenze.

Il bambino osservava gli adulti, partecipava alla vita della comunità e imparava gradualmente a comprendere il significato delle relazioni, dell'affettività e della sessualità.

Questa continuità educativa riduceva spesso il senso di colpa e il conflitto che ancora oggi accompagnano molte esperienze legate alla crescita.

I riti che trasformavano un ragazzo in adulto

Uno degli elementi più affascinanti dell'antropologia dell'amore riguarda i riti di passaggio.

Per molte popolazioni diventare adulti non significava semplicemente raggiungere una determinata età. Era necessario attraversare un percorso simbolico riconosciuto dall'intera comunità.

Attraverso cerimonie, prove, insegnamenti e momenti di riflessione, il giovane acquisiva una nuova identità sociale.

Questi rituali offrivano un significato preciso ai cambiamenti del corpo e aiutavano a comprendere il valore delle responsabilità future.

Oggi molti di questi passaggi sono scomparsi. Forse anche per questo numerosi giovani si trovano ad affrontare importanti trasformazioni senza punti di riferimento condivisi.

Matrimonio, fertilità e appartenenza

Nel mondo contemporaneo il matrimonio viene spesso interpretato come una scelta privata basata sull'amore romantico.

Molte società tradizionali lo consideravano invece un elemento fondamentale per la stabilità della comunità.

Attraverso il matrimonio si creavano alleanze, si consolidavano rapporti tra famiglie e si garantiva la continuità del gruppo.

La fertilità non era percepita soltanto come una questione individuale, ma come una risorsa collettiva capace di assicurare il futuro della comunità.

Questo non significa che mancassero i sentimenti. Significa piuttosto che l'amore era inserito in una rete più ampia di relazioni e responsabilità.


                               

Quando il sacro incontra l'eros

Per molti popoli antichi la sessualità non era separata dalla spiritualità.

La fertilità della terra, il ciclo delle stagioni, la nascita dei figli e la continuità della vita erano considerati aspetti di un unico grande equilibrio cosmico.

L'eros diventava così una forza creatrice capace di collegare l'essere umano alla natura e al mistero dell'esistenza.

In una società sempre più digitale e veloce, questa visione può apparire lontana. Eppure continua a suggerire una riflessione importante: forse il desiderio umano è molto più profondo di quanto immaginiamo.

I tabù sessuali raccontano chi siamo

Ogni società stabilisce confini e regole.

I tabù sessuali non rappresentano soltanto divieti. Sono strumenti attraverso cui una comunità protegge valori, identità e strutture sociali.

Ciò che cambia da una cultura all'altra non è l'esistenza delle regole, ma il loro significato.

Studiare i tabù significa quindi comprendere il modo in cui le società cercano di dare ordine a una delle forze più potenti della vita umana: il desiderio.

Che cosa possiamo imparare oggi?

L'antropologia non ci invita a imitare il passato.

Ci invita piuttosto a guardare il presente con occhi nuovi.

Le culture del mondo mostrano che non esiste un unico modo di vivere l'amore, il corpo o la sessualità. Esistono molte strade, molte interpretazioni e molte forme di relazione.

Questa consapevolezza può renderci più aperti, più curiosi e più capaci di comprendere gli altri.

L'eros umano non è soltanto biologia. È memoria, simbolo, linguaggio, appartenenza e cultura.

Forse la domanda più importante non è come vivevano l'amore i popoli del passato.

La vera domanda è: che cosa il loro sguardo può insegnarci sul nostro modo di essere umani?

Se desideri approfondire questi temi, il libro Alle radici dell'eros umano offre un viaggio affascinante tra antropologia, storia, cultura e relazioni, alla scoperta delle molte forme attraverso cui l'umanità ha interpretato il desiderio nel corso del tempo.









mercoledì 3 giugno 2026

Dalla Grande Guerra alla rinascita: il viaggio di Pipion


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Il Segreto delle Due Valli: quando una promessa diventa un destino

Ci sono libri che raccontano una storia. E poi ci sono libri che ci accompagnano in un viaggio dentro la memoria, le radici e i valori che rendono una comunità viva nel tempo.

"Il Segreto delle Due Valli", romanzo storico di Clemente Ernesto De Martino, appartiene a questa seconda categoria.

La vicenda si apre al termine della Grande Guerra. Pipion torna a casa come tanti uomini del suo tempo: segnato dagli eventi, stanco della violenza e desideroso soltanto di ritrovare pace e significato.

Non cerca medaglie. Non cerca riconoscimenti.

Cerca una ragione per ricominciare.

Prima di separarsi dal suo compagno d'armi, aveva fatto una promessa semplice e solenne: se uno dei due fosse caduto, l'altro avrebbe consegnato una lettera alla madre.

Quando il destino presenta il conto, Pipion mantiene la parola data e parte per Ingria, piccolo borgo delle montagne canavesane.

Quel viaggio, però, diventa qualcosa di molto più profondo.

Tra case da riparare, campi da coltivare e animali da accudire, il protagonista scopre che aiutare gli altri può essere il primo passo per guarire sé stessi.

Ed è proprio in quella terra antica che incontra Fabella, giovane donna forte, coraggiosa e affascinante, capace di riaccendere nel suo cuore sentimenti che la guerra sembrava aver spento per sempre.

Il romanzo si sviluppa tra due luoghi straordinari: San Giorgio di Valpolicella e Ingria.

Due comunità lontane geograficamente ma vicine nello spirito.

Due valli che custodiscono tradizioni, leggende e memorie tramandate di generazione in generazione.

Tra le pagine affiorano racconti popolari come quelli del Basilisco e del Bisso Galeto, creature che appartengono all'immaginario collettivo e che contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa tra storia e mistero.

Ma il cuore del libro non è soltanto la narrazione.

È il valore della parola data.

È il senso dell'amicizia.

È la capacità dell'essere umano di rialzarsi dopo una ferita.

È la forza della terra che accoglie e insegna a ricominciare.

"Il Segreto delle Due Valli" è un romanzo dedicato a chi ama la narrativa storica, ai lettori che apprezzano le storie autentiche e a tutti coloro che credono che il passato possa ancora insegnare qualcosa al presente.

Pagina dopo pagina, il lettore viene accompagnato in un percorso fatto di memoria, lavoro, amore e speranza.

Perché ricostruire non significa soltanto rimettere in piedi una casa o coltivare un campo.

Significa ricostruire sé stessi.

E forse è proprio questo il segreto custodito dalle due valli.







Oltre il tabù: Quaderno 2 : Storia, scienza, cultura e neuroscienze della sessualità umana

 L'atlante della sessualità umana Il tabù della sessualità – Volume 1 Dalle origini dell'umanità alle neuroscienze contemporanee Il ...