Parkinson : Quaderno 37 -PIN PON e Parkinson quando la voce aiuta a ritrovare il movimento

 Ci sono momenti in cui una persona che vive con il Parkinson desidera muoversi, ma il passo non parte. Può succedere davanti a una porta, durante una svolta o nel mezzo di un percorso. Questo blocco viene chiamato freezing. Chi lo vive sa che non basta dire «cammina»: serve trovare un riferimento che abbia senso in quel momento e per quella persona.

Nei miei laboratori di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, o SASR, lavoro con musica, voce, ritmo, movimento e relazione. Una delle proposte che utilizzo si chiama PIN PON. Alterno due suoni vocali, uno acuto e uno grave. Invito la persona ad ascoltarli, a riconoscerne il succedersi e poi, secondo le sue possibilità, a collegare il suono a un gesto o alla preparazione di un passo.

Prima il suono poi il movimento




Il PIN PON non è un comando a muoversi più in fretta. È un richiamo all’ascolto. La persona può produrre i suoni con la propria voce oppure riceverli da un caregiver che conosce la sequenza. In questo modo il familiare partecipa all’attività e può condividere un riferimento sonoro semplice. La voce è sempre con noi: non ha batterie e lascia le mani libere. Per alcune persone, però, parlare o seguire un suono vocale può essere faticoso. È importante rispettare la preferenza e il ritmo individuale.

Il metronomo rimane uno strumento valido. Gli studi sui segnali uditivi ritmici mostrano che metronomo e musica possono aiutare alcune persone con Parkinson a organizzare il cammino. La risposta non è identica per tutti, soprattutto quando compare il freezing. Per questo mi interessa capire quando la voce possa essere utile e quando sia preferibile un altro segnale.

Che cosa ho osservato

Nei miei laboratori, con 10 persone con Parkinson e 3 caregiver, ho osservato che 8 persone su 10 rispondevano positivamente all’attivazione del PIN PON in situazioni di freezing. È un’osservazione del mio lavoro, ancora da documentare con criteri e misure uguali per tutti. Non dimostra che il PIN PON sia più efficace del metronomo e non significa che funzioni per ogni persona o in ogni episodio.

La domanda che voglio portare nella ricerca è concreta: la persona riconosce il richiamo? Riesce a usarlo senza affaticarsi? Può riprenderlo anche fuori dal laboratorio? E che cosa cambia quando il suono è prodotto dal caregiver? Un primo studio pilota potrebbe confrontare il PIN PON pronunciato dalla persona, quello proposto dal caregiver e il metronomo, osservando facilità d’uso, preferenze, sicurezza e movimento.

La danza come spazio di ascolto




Nei laboratori utilizzo anche l’An Dro, danza tradizionale bretone. Prima ascoltiamo la musica, poi introduciamo il gesto e, se è possibile e desiderato, il movimento condiviso. La danza non è soltanto una successione di passi: è attenzione al suono, presenza nel gruppo e incontro con l’altro. Gli studi sulla danza nel Parkinson offrono un motivo per esplorare questo tipo di attività, ma non dimostrano un effetto specifico dell’An Dro o del PIN PON.

Un esempio noto aiuta a capire perché un ritmo può restare nella memoria. L’American Heart Association include “Stayin’ Alive” dei Bee Gees fra le canzoni il cui tempo richiama quello delle compressioni nella rianimazione. È un’analogia sulla memoria del ritmo, non una prova sul Parkinson né un’alternativa alla formazione nel primo soccorso.

La SASR non è terapia, riabilitazione o cura. È un’attività socio-ricreativa che parte dalla persona, dalle sue possibilità e da ciò che sceglie di condividere. Il PIN PON è una proposta da osservare con attenzione e da studiare con serietà. Per me il punto di partenza resta questo: prima la persona, poi il metodo.

Clemente Ernesto De Martino
Musicista, diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Verona, esperto nelle dinamiche dell’età involutiva e ideatore del metodo di  Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa.

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