Parkinson e Movimento : Quaderno 36 -
Quando il ritmo apre il passo
Ballo popolare e Parkinson: corpo, suono, respiro e attenzione
Una porta. Una persona che vive con il Parkinson. Un ritmo che continua.
Durante uno dei nostri laboratori di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, il Signor A. — lo chiameremo così per tutelarne la privacy — sta eseguendo una forma adattata dell’An Dro, danza popolare bretone.
È concentrato sul suono, sul ritmo, sul respiro e sulla continuità del movimento.
Arriva davanti a una porta e la attraversa con apparente naturalezza, continuando e adattando spontaneamente il movimento.
Un piccolo episodio che non rappresenta una prova scientifica, ma che ci ha posto una domanda:
che cosa accade al movimento di una persona con Parkinson quando il passo entra in relazione con ritmo, respiro e attenzione?
Danza, ballo e balletto non sono sinonimi
La danza è il concetto più ampio e comprende differenti forme di movimento organizzato del corpo.
Il ballo indica più direttamente la pratica del danzare, frequentemente accompagnata dalla musica e condivisa con altre persone.
Il ballo popolare appartiene invece alla storia di una comunità: passi, ritmo, disposizione nello spazio e relazione vengono trasmessi e trasformati nel tempo.
Il balletto è una specifica tradizione scenica basata su tecniche codificate e formazione specialistica.
Questa distinzione è importante perché nel ballo popolare non è necessariamente la perfezione tecnica a essere centrale.
Contano anche ritmo, ripetizione, ascolto, spazio e relazione.
Quando il ritmo incontra il Parkinson
Nel Parkinson alcuni automatismi motori possono diventare più difficili. L’avvio della marcia, l’ampiezza e la continuità del passo possono modificarsi e, in alcune persone, può comparire il freezing, il cosiddetto congelamento della marcia.
La ricerca scientifica ha studiato da tempo il cueing, cioè l’utilizzo di segnali esterni per fornire riferimenti al movimento.
Un ritmo sonoro può offrire una struttura temporale: un riferimento esterno sul quale organizzare il passo.
Ma il ballo aggiunge qualcosa.
Mentre balliamo dobbiamo ascoltare, riconoscere un ritmo, spostare il peso, orientarci nello spazio, ricordare una sequenza, coordinare il corpo e percepire le altre persone.
Il passo non è più un gesto isolato.
Diventa parte di un sistema che mette insieme corpo, tempo, suono, attenzione, memoria e relazione.
Dalla Bretagna: l’An Dro
L’An Dro è una danza tradizionale bretone eseguita generalmente in catena o in cerchio.
I partecipanti sono collegati e condividono una struttura ripetitiva di passi e movimenti delle braccia.
Nei nostri laboratori non cerchiamo di riprodurre integralmente la danza tradizionale.
La adattiamo alle possibilità delle persone, mantenendo alcuni suoi elementi fondamentali: ritmo, continuità, ripetizione e movimento condiviso.
Dalla Sardegna: su ballu tundu
Successivamente abbiamo sperimentato una forma adattata ispirata a su ballu tundu, appartenente alla tradizione coreutica sarda.
An Dro e su ballu tundu provengono da culture differenti e non devono essere confusi.
Nel nostro lavoro, però, presentano caratteristiche che ci interessano particolarmente: ritmo, ripetizione, organizzazione dello spazio, continuità e relazione con il gruppo.
Quattro persone con Parkinson e un familiare
Il piccolo gruppo coinvolto nell’esperienza era composto da quattro persone che vivono con il Parkinson e da un familiare.
Abbiamo adattato passi, ampiezza degli spostamenti, velocità e durata alle possibilità dei partecipanti.
Durante l’attività l’attenzione è stata indirizzata soprattutto verso quattro elementi:
suono, ritmo, respiro e movimento.
Abbiamo osservato una maggiore fluidità generale del movimento durante l’esperienza.
È importante precisarlo: si tratta di un’osservazione sul campo in un gruppo molto piccolo, non di uno studio clinico. Non possiamo quindi stabilire un rapporto di causa ed effetto.
Quella porta
Proprio per questo l’episodio del Signor A. è interessante.
Porte e passaggi stretti possono rappresentare situazioni critiche per alcune persone con Parkinson e favorire episodi di freezing.
Il Signor A., mentre manteneva l’attenzione sul ritmo, sul respiro e sulla sequenza dell’An Dro adattato, ha attraversato quella porta continuando il movimento.
Non possiamo dire che l’An Dro abbia evitato il freezing.
Possiamo però farci una domanda:
ritmo, attenzione esterna, respirazione e continuità del movimento possono contribuire a organizzare diversamente il passaggio attraverso uno spazio critico?
Per rispondere servirebbero osservazioni strutturate e studi specifici.
Ma spesso la ricerca comincia proprio così: da qualcosa che osserviamo e da una domanda che decidiamo di non ignorare.
È la danza che incontra la persona
Nella Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa partiamo da un principio:
non chiediamo alla persona di adattarsi alla danza. Adattiamo la danza alla persona.
Possiamo ridurre un passo, rallentare il ritmo, semplificare una sequenza, diminuire la durata o modificare uno spostamento.
Cerchiamo però di conservarne l’essenza: ritmo, struttura, ascolto e relazione.
La SASR non viene proposta come terapia, fisioterapia, riabilitazione o musicoterapia.
È un’attività strutturata nella quale linguaggi artistici, movimento e relazione vengono adattati alle possibilità della persona.
Prima del passo
Quando guardiamo qualcuno ballare osserviamo soprattutto i piedi.
Forse dovremmo osservare anche ciò che avviene prima.
Ascoltare.
Respirare.
Attendere.
Anticipare.
Spostare il peso.
Percepire lo spazio.
Sentire chi abbiamo accanto.
E poi muoversi.
Il ballo popolare può diventare così qualcosa di più di una successione di passi: un luogo nel quale corpo, ritmo, respiro, attenzione, memoria, spazio e relazione tornano a incontrarsi.
L’esperienza del Signor A. non ci consegna una prova.
Ci consegna una domanda.
E qualche volta una buona domanda è il primo passo verso una nuova ricerca.
La persona prima della malattia e del metodo.
Clemente Ernesto De Martino
Ideatore del metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa
www.suonoecura.com

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