Parkinson :Quaderno 33 -L’arte conserva ciò che il tempo tende a cancellare

 

L’arte conserva ciò che il tempo tende a cancellare



Musica, canto, danza, narrazione, teatro, mimo, disegno, scrittura e gioco accompagnano l’essere umano da molto prima che diventassero discipline artistiche codificate.

Per secoli sono state strumenti attraverso i quali le comunità hanno conservato e trasmesso storie, conoscenze, emozioni, gesti e identità. Una canzone non conserva soltanto delle parole: conserva ritmo, pause, respirazioni e modi di cantare. Una danza conserva movimenti, direzioni e relazioni nello spazio. Un gioco conserva regole, gesti, strategie e capacità apprese attraverso la ripetizione.

Possiamo quindi pensare all’arte come a una forma di memoria che utilizza anche il corpo come archivio.

Quando il passato incontra il presente

Nel nostro lavoro con persone che vivono con il Parkinson questa idea assume un significato particolare.

Non significa sostenere che l’arte possa curare la malattia. Significa osservare come alcune attività artistiche possano mettere in gioco attenzione, coordinazione, ritmo, memoria, anticipazione, movimento e relazione.

Musica e canto organizzano il tempo.

La danza aggiunge lo spazio.

Il mimo trasforma ciò che osserviamo in gesto.

La narrazione mette in relazione memoria, linguaggio e identità.

Disegno e calligrafia trasformano un movimento in un segno visibile.

Un piccolo gioco può raccontarci molto

Nello studio abbiamo preso in considerazione anche un antico gioco appartenente alla famiglia del bilboquet o cup-and-ball.

Una pallina è collegata tramite un cordoncino a un'impugnatura dotata di una piccola coppa.

L’obiettivo sembra semplicissimo: lanciare la pallina e riuscire ad accoglierla nella coppa.

Ma ciò che deve fare il cervello è molto più complesso.

Bisogna osservare la traiettoria, dosare la forza, prevedere il ritorno della pallina, muovere il polso, orientare la mano e correggere continuamente il gesto.

La sequenza potrebbe essere raccontata così:

Guardo. Prevedo. Muovo. Attendo. Correggo. Accolgo.

Ed è proprio l’attesa a rendere questo gioco interessante.

Nel bilboquet il successo dipende meno dalla forza che dalla qualità del tempo.

Il cervello e il ritmo

Nel Parkinson sono coinvolti circuiti cerebrali fondamentali per l'organizzazione e l'automatizzazione del movimento.

Gangli della base, corteccia motoria, corteccia premotoria, cervelletto, sistemi attentivi e sistemi visivi cooperano continuamente quando dobbiamo iniziare, controllare o correggere un'azione.

Il ritmo può diventare particolarmente interessante.

La ricerca scientifica sul cueing ritmico mostra che, in alcune persone con Parkinson, un riferimento sonoro esterno può sostenere alcuni parametri del cammino.

Un ritmo regolare permette infatti non soltanto di ascoltare un suono, ma di prevedere quando arriverà quello successivo.

Potremmo sintetizzarlo così:

Quando il tempo interno è difficile da organizzare, il tempo può essere sostenuto dall’esterno.

Ma ogni persona è diversa.

Uno stimolo che aiuta qualcuno può essere poco utile o persino distraente per un altro.

Per questo il principio non dovrebbe essere:

“adattare la persona all'esercizio”.

Dovrebbe essere:

adattare l'esercizio alla persona.

Dal suono al silenzio

Anche il silenzio può diventare parte dell'esperienza.

Ascoltare un battito significa percepire.

Aspettare il battito successivo significa anticipare.

Muoversi insieme al battito significa sincronizzarsi.

Produrre personalmente il suono significa aggiungere un programma motorio.

Quando il suono si interrompe, possiamo invece provare a mantenere interiormente quella struttura temporale.

Una possibile sequenza di lavoro diventa:

ascolto, sincronizzo, produco, interrompo, mantengo, riprendo.

La SASR: arte, movimento e relazione

La Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, SASR, integra musica, ritmo, voce, canto, respirazione, movimento, body percussion, giocoleria, gioco, ascolto, narrazione ed espressione artistica.

Non è una terapia e non viene proposta come cura del Parkinson.

È un'attività socio-ricreativa strutturata nella quale le diverse arti possono diventare strumenti per costruire partecipazione, relazione, attenzione e possibilità di azione.

Una volta il riferimento può essere musicale.

Un'altra volta visivo.

Poi può diventare motorio, imitativo, narrativo o sociale.

Il punto centrale rimane però sempre lo stesso:

la persona prima della malattia e del metodo.

Arte come ponte

Recuperare un canto antico, una danza, una filastrocca, un gioco di legno o una tecnica di scrittura non significa vivere di nostalgia.

Significa utilizzare strumenti culturali semplici, costruiti dall'essere umano nel corso dei secoli, per creare nel presente nuove occasioni di attenzione, scelta, movimento e relazione.

La pallina del bilboquet parte.

L'occhio la segue.

La mano aspetta.

Il cervello prevede.

Il gesto corregge.

La persona riprova.

Forse è proprio questa una delle immagini più semplici per raccontare il nostro lavoro:

l’arte come ponte tra memoria, presente e azione.


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