Parkinson : Quaderno 34 -Musica, movimento e Parkinson: perché ogni laboratorio è diverso

 

SASR: prima la persona, poi il metodo. Intervista a Clemente Ernesto De Martino

                                     


Musica, ritmo, voce, danza, disegno, giocoleria. Ma anche grotte, Aikido e realtà virtuale.
Che cosa tiene insieme esperienze apparentemente così diverse?

La risposta è nella Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, SASR, il metodo sviluppato da Clemente Ernesto De Martino attraverso un lungo percorso di formazione e lavoro sul campo.

Non è terapia.
Non è cura.

Non è riabilitazione.
Non è musicoterapia.
Non è animazione.

Le arti diventano strumenti attraverso i quali costruire esperienze, osservare la persona e progettare il passo successivo.

Ma se le attività cambiano, dov’è il metodo?
Abbiamo immaginato di affidare le domande a un neurologo.

«Se ogni laboratorio cambia, dov’è il metodo?»

NEUROLOGO

Lei sostiene che i suoi laboratori non siano sempre uguali. Se continua a cambiare attività, come può parlare di metodo?

DE MARTINO

Il metodo non è la ripetizione dell’esercizio.
Il metodo è il criterio con cui scelgo un’attività, la adatto alla persona, osservo ciò che accade e utilizzo quelle osservazioni per progettare ciò che verrà dopo.
Non voglio costruire prima la lezione e poi cercare di adattarvi la persona.

È il laboratorio che deve sapersi adattare alla persona.

Dalla formazione al lavoro sul campo

Il percorso nasce da esperienze differenti.
De Martino frequenta per quattro anni la Scuola di Musicoterapia di Torino, diretta dal dott. Gerardo Manarolo, avendo come tutor il dott. prof. Alfredo Raglio.
Svolge circa 150 ore nell’ambito dell’Alzheimer presso Sospiro, in provincia di Cremona, e altre 150 ore presso l’Hospice di Rodigo, nel Mantovano.
Seguono due anni di counseling presso la scuola Artemisia di Adriana Garrone, a Torino, e circa 200 ore di tirocinio presso l’Associazione Fabretti, nell’ambito dell’elaborazione del lutto e dell’accompagnamento delle persone dolenti.
Un passaggio fondamentale arriva con un
Master della Regione Veneto come esperto nelle dinamiche della terza età, per un percorso complessivo di circa 900 ore.

«Che cosa le hanno insegnato quelle 900 ore?»

DE MARTINO

Che davanti non avevo una teoria, ma persone reali.
Dovevo proporre, osservare e tornare all’incontro successivo domandandomi:
che cosa mantengo?
Che cosa modifico?
Che cosa mi sta dicendo questa persona attraverso ciò che riesce o non riesce a fare?
È progressivamente da queste esperienze che è maturata la SASR.

Ma allora perché non è animazione?

NEUROLOGO

Se utilizzate musica, giochi, movimento e attività artistiche, perché non chiamarla animazione?

DE MARTINO

Perché dietro ogni proposta deve esserci una domanda.
Perché questa pallina?
Perché questo ritmo?
Perché destra e sinistra?
Perché oggi lavoro sulla voce?
E soprattutto:

che cosa sto osservando?
Il piacere e il divertimento possono esserci, ma non sono l’unico obiettivo.

Una pallina non è soltanto una pallina

Nella giocoleria adattata, ad esempio, l’obiettivo non è trasformare una persona che vive con il Parkinson in un giocoliere.
Seguire una pallina significa confrontarsi con traiettoria, attenzione, coordinazione occhio-mano, ritmo, bilateralità e organizzazione del gesto.
Anche l’errore diventa interessante.
La pallina cade.
La persona la cerca?
Si ferma?
Riprova?
Cambia strategia?
Chiede aiuto?

L’errore può diventare informazione.

Dal laboratorio alla grotta



Lo stesso principio ha portato la SASR fuori dagli spazi tradizionali.
Nel progetto realizzato nelle Grotte dei Dossi, la domanda non era:
“Una grotta può curare il Parkinson?”
La domanda era completamente diversa:
che cosa accade alla persona quando cambiano profondamente ambiente, luce, silenzio, spazio, percezione e orientamento?

E poi l’Aikido



Anche il progetto pilota dedicato ad Aikido, Parkinson e caduta nasce da una domanda.
Perché avvicinare una persona che vive con il Parkinson proprio alla caduta?
Per esplorare, in condizioni protette e con le necessarie competenze, il rapporto con corpo, spazio, equilibrio, paura, protezione e consapevolezza.
Non è fisioterapia.
Non è riabilitazione.
È un’altra situazione nella quale osservare la persona.

Come viene documentato un laboratorio?

I gruppi SASR sono volutamente piccoli: generalmente non più di otto persone complessive, caregiver compresi.
Al termine degli incontri De Martino registra un report vocale.
Quando previsto e autorizzato, utilizza anche registrazioni video per rivedere alcuni momenti del laboratorio.
Nel corso degli anni ha inoltre sviluppato e progressivamente modificato proprie schede di osservazione.

NEUROLOGO

Sono scale cliniche validate?

DE MARTINO

No.
E bisogna dirlo chiaramente.
Sono strumenti interni di osservazione e documentazione.
Una mia osservazione non diventa automaticamente una prova scientifica.
Documentare significa cercare di comprendere con maggiore precisione ciò che è accaduto e utilizzare quell’informazione per progettare il lavoro successivo.

Verso la realtà virtuale

Un nuovo territorio sarà rappresentato dalla sperimentazione con Meta Quest 3 e gli ambienti immersivi.
Pianoforte virtuale, ritmo, percussioni, disegno tridimensionale, coordinazione, ping-pong ed esplorazione di ambienti naturali potranno diventare nuovi strumenti.

Ma con un limite preciso.
La tecnologia non deve sostituire la persona, il caregiver, l’operatore, il corpo reale o la relazione.
Deve rimanere uno strumento.

La domanda finale

Forse la domanda più interessante non è semplicemente:
“Questa attività funziona?”
La domanda viene prima:

che cosa possiamo conoscere di una persona quando smettiamo di osservarla soltanto attraverso ciò che la malattia le ha tolto e iniziamo a osservare anche ciò che riesce ancora a organizzare, modificare, esprimere e condividere?

È qui che si colloca la SASR.

Prima viene la persona.
Poi la relazione.
Infine il metodo.



Commenti

Post popolari in questo blog

Parkinson e Grotte : Quaderno 24 : Che cosa può insegnarci il silenzio?

Giocoleria e Parkinson- Quaderno 17 : Il caregiver non assiste soltanto. Vive ogni giorno il viaggio insieme.

Meta Verso : Quaderno 35 - Togliere il visore: che cosa rimane?