Il suono prima della musica
Parkinson: può un semplice suono aiutare a organizzare il movimento?
Quando parliamo di Parkinson e suono pensiamo spesso immediatamente alla musica.
Ma è necessario partire dalla musica?
Forse possiamo cominciare da qualcosa di molto più semplice.
Un suono.
Una pulsazione.
Una breve alternanza:
PIN – PON – PIN – PON.
Il punto non è creare una melodia. Il punto è osservare che cosa accade quando il movimento incontra un riferimento temporale esterno.
Immaginiamo un esercizio molto semplice.
PIN corrisponde alla mano destra.
PON alla mano sinistra.
La persona ascolta:
PIN – PON – PIN – PON
e accompagna questa sequenza con il movimento.
Il suono diventa così un riferimento prevedibile.
Nella malattia di Parkinson il cueing uditivo, cioè l'utilizzo di segnali sonori esterni, è già oggetto di numerosi studi scientifici, soprattutto in relazione al cammino.
Il mio interesse parte da qui, ma pone una domanda leggermente diversa:
che cosa possiamo osservare quando utilizziamo il suono come organizzatore temporale dell'azione?
Non significa sostenere che il suono curi il Parkinson.
Significa costruire un'esperienza nella quale possiamo osservare attenzione, anticipazione, coordinazione e movimento.
All'interno della Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa preferisco quindi partire dal semplice.
Un suono.
Poi due.
Poi una sequenza.
E infine il silenzio.
Perché proprio nel momento in cui il suono scompare può nascere una domanda interessante:

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