Da Alan Baddeley al Parkinson
Memoria di lavoro, suono e movimento: un incontro possibile?
Alan Baddeley è uno dei più importanti studiosi della memoria di lavoro.
La working memory non è semplicemente il luogo nel quale conserviamo per pochi secondi un'informazione.
Ci permette di mantenerla disponibile mentre la utilizziamo per svolgere un compito.
Pensiamo a una semplice sequenza:
destra – sinistra – destra – sinistra.
Dobbiamo ricordare la consegna, mantenere la sequenza, prestare attenzione e contemporaneamente organizzare il movimento.
Nel Parkinson le funzioni esecutive e alcuni aspetti della memoria di lavoro possono essere interessati, con grandi differenze individuali.
Da qui nasce una domanda.
Che cosa cambia se invece di dover organizzare internamente tutta la sequenza forniamo un riferimento esterno?
PIN – PON – PIN – PON.
Il suono rende percepibile il tempo dell'azione.
Possiamo rappresentare l'ipotesi così:
SUONO
↓
ATTENZIONE TEMPORALE
↓
ANTICIPAZIONE
↓
ORGANIZZAZIONE DEL MOVIMENTO
Bisogna però essere molto precisi.
Alan Baddeley non ha formulato una teoria secondo la quale il suono migliora il movimento nel Parkinson.
Il suo modello della memoria di lavoro e gli studi sul cueing uditivo nel Parkinson appartengono a filoni scientifici differenti.
Metterli in relazione rappresenta quindi una ipotesi di lavoro, non una conclusione scientifica.
Ed è proprio questo che considero interessante.
Non partire da una risposta da dimostrare.
Partire da una domanda da osservare.
Nella Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa il suono può diventare così uno strumento semplice attraverso il quale osservare attenzione, sequenza, anticipazione, coordinazione e organizzazione del movimento.
Il principio rimane quello che accompagna il mio lavoro:
La persona prima del metodo.
Non chiedere alla persona di adattarsi all'esercizio.
Adattare progressivamente suono, ritmo, movimento e complessità dell'esercizio alla persona.
E continuare a domandarsi:
quando rendiamo percepibile attraverso il suono il tempo di un'azione, che cosa cambia nel modo in cui la persona organizza il movimento?

