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sabato 22 agosto 2026

Parkinson-Quaderno - 3- PIN-PON, memoria e movimento: una nuova domanda sul Parkinson

 

Da Alan Baddeley al Parkinson

Memoria di lavoro, suono e movimento: un incontro possibile?




Alan Baddeley è uno dei più importanti studiosi della memoria di lavoro.

La working memory non è semplicemente il luogo nel quale conserviamo per pochi secondi un'informazione.

Ci permette di mantenerla disponibile mentre la utilizziamo per svolgere un compito.

Pensiamo a una semplice sequenza:

destra – sinistra – destra – sinistra.

Dobbiamo ricordare la consegna, mantenere la sequenza, prestare attenzione e contemporaneamente organizzare il movimento.

Nel Parkinson le funzioni esecutive e alcuni aspetti della memoria di lavoro possono essere interessati, con grandi differenze individuali.

Da qui nasce una domanda.

Che cosa cambia se invece di dover organizzare internamente tutta la sequenza forniamo un riferimento esterno?

PIN – PON – PIN – PON.

Il suono rende percepibile il tempo dell'azione.

Possiamo rappresentare l'ipotesi così:

SUONO

ATTENZIONE TEMPORALE

ANTICIPAZIONE

ORGANIZZAZIONE DEL MOVIMENTO

Bisogna però essere molto precisi.

Alan Baddeley non ha formulato una teoria secondo la quale il suono migliora il movimento nel Parkinson.

Il suo modello della memoria di lavoro e gli studi sul cueing uditivo nel Parkinson appartengono a filoni scientifici differenti.

Metterli in relazione rappresenta quindi una ipotesi di lavoro, non una conclusione scientifica.

Ed è proprio questo che considero interessante.

Non partire da una risposta da dimostrare.

Partire da una domanda da osservare.

Nella Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa il suono può diventare così uno strumento semplice attraverso il quale osservare attenzione, sequenza, anticipazione, coordinazione e organizzazione del movimento.

Il principio rimane quello che accompagna il mio lavoro:

La persona prima del metodo.

Non chiedere alla persona di adattarsi all'esercizio.

Adattare progressivamente suono, ritmo, movimento e complessità dell'esercizio alla persona.

E continuare a domandarsi:

quando rendiamo percepibile attraverso il suono il tempo di un'azione, che cosa cambia nel modo in cui la persona organizza il movimento?

Parkinson- Quaderno 2 - PIN-PON… poi il silenzio: che cosa succede al movimento nel Parkinson?

 

Il suono guida il movimento? Una domanda sul Parkinson

PIN – PON – PIN – PON.



La persona muove alternativamente la mano destra e la sinistra.

Poi improvvisamente:

silenzio.

Che cosa succede?

Continua?

Rallenta?

Perde la sequenza?

Esita?

Si ferma?

Produce autonomamente PIN-PON per aiutarsi?

Cerca con lo sguardo l'operatore?

Sono proprio queste piccole differenze a interessarmi.

Possiamo infatti costruire tre condizioni molto semplici:

con il suono;

dopo l'interruzione del suono;

senza il suono.

E osservare la stessa persona nelle tre situazioni.

Il suono, in questo caso, non viene utilizzato per intrattenere e nemmeno come terapia.

Diventa uno strumento attraverso il quale costruire una situazione osservabile.

Possiamo registrare la seduta, naturalmente con il consenso della persona, e successivamente utilizzare una griglia.

Possiamo annotare il minuto preciso del video.

Possiamo osservare esitazioni, errori, interruzioni, mantenimento della sequenza e necessità di riproporre il riferimento sonoro.

Questo permette di passare da:

“Mi sembra che con il suono vada meglio”

a una domanda molto più seria:

“Che cosa cambia realmente nel comportamento motorio quando introduciamo o eliminiamo il riferimento sonoro?”

Non è ancora ricerca clinica.

Non dimostra un'efficacia.

Ma permette di osservare in maniera più sistematica.

Ed è proprio dall'osservazione che possono nascere domande da condividere con neurologi, neuropsicologi e ricercatori.

Parkinson- Quaderno 1- PIN-PON e Parkinson: che cosa accade quando il suono incontra il movimento?

 

Il suono prima della musica

Parkinson: può un semplice suono aiutare a organizzare il movimento?



Quando parliamo di Parkinson e suono pensiamo spesso immediatamente alla musica.

Ma è necessario partire dalla musica?

Forse possiamo cominciare da qualcosa di molto più semplice.

Un suono.

Una pulsazione.

Una breve alternanza:

PIN – PON – PIN – PON.

Il punto non è creare una melodia. Il punto è osservare che cosa accade quando il movimento incontra un riferimento temporale esterno.

Immaginiamo un esercizio molto semplice.

PIN corrisponde alla mano destra.

PON alla mano sinistra.

La persona ascolta:

PIN – PON – PIN – PON

e accompagna questa sequenza con il movimento.

Il suono diventa così un riferimento prevedibile.

Nella malattia di Parkinson il cueing uditivo, cioè l'utilizzo di segnali sonori esterni, è già oggetto di numerosi studi scientifici, soprattutto in relazione al cammino.

Il mio interesse parte da qui, ma pone una domanda leggermente diversa:

che cosa possiamo osservare quando utilizziamo il suono come organizzatore temporale dell'azione?

Non significa sostenere che il suono curi il Parkinson.

Significa costruire un'esperienza nella quale possiamo osservare attenzione, anticipazione, coordinazione e movimento.

All'interno della Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa preferisco quindi partire dal semplice.

Un suono.

Poi due.

Poi una sequenza.

E infine il silenzio.

Perché proprio nel momento in cui il suono scompare può nascere una domanda interessante:

il corpo riesce a continuare da solo ciò che fino a quel momento era organizzato anche attraverso il suono?



Parkinson-Quaderno - 3- PIN-PON, memoria e movimento: una nuova domanda sul Parkinson

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