Il movimento non nasce soltanto dai muscoli.
Nasce dalla motivazione, dall'attenzione e dalla relazione.
Per molti anni, quando si è parlato di Parkinson, l'attenzione si è concentrata soprattutto sui sintomi: tremore, rigidità, lentezza dei movimenti e difficoltà nell'equilibrio.
Eppure chi vive questa condizione sa che la malattia coinvolge molto di più. Cambia il modo di percepirsi, modifica le relazioni, mette alla prova la fiducia nelle proprie capacità e può portare, lentamente, a sentirsi esclusi dalla vita sociale.
Da questa riflessione nasce il nostro lavoro di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa.
Non un insieme di esercizi isolati, ma un percorso nel quale musica, ritmo, voce, movimento, giocoleria adattata e relazione diventano strumenti per creare esperienze significative.
Durante oltre cento incontri realizzati presso l'Associazione Parkinsoniani del Canavese, abbiamo osservato un cambiamento che nessun numero riesce a raccontare completamente.
Molte persone arrivavano convinte di non essere più capaci di lanciare una semplice pallina.
Settimana dopo settimana, senza fretta, quella stessa pallina diventava un'occasione per osservare, ascoltare, sorridere, collaborare e riscoprire possibilità dimenticate.
Il nostro obiettivo non è insegnare la giocoleria.
Non è creare musicisti.
Non è valutare una prestazione.
Il vero obiettivo è permettere alla persona di tornare protagonista della propria esperienza.
Quando il movimento ritrova un significato, cambia anche il modo di vivere quel gesto.
Per questo ogni laboratorio diventa prima di tutto uno spazio di incontro.
Perché prima del Parkinson esiste una persona.
Ed è da quella persona che ogni percorso dovrebbe sempre iniziare.

