martedì 11 agosto 2026

Parkinson- Quaderno 1- Aikido dopo la diagnosi di Parkinson; non una cura, non una terapia, ma una proposta.

 Aikido e Parkinson: imparare a cadere

                                           Conoscere la caduta per affrontarla meglio

            
 
             

Le difficoltà di equilibrio e le cadute rappresentano alcune delle sfide che possono comparire nel percorso delle persone che vivono con il Parkinson.

Da qui nasce una domanda:

possiamo lavorare sull’equilibrio e, nello stesso tempo, prepararci meglio ad affrontare un’eventuale caduta?

Pratico Aikido da molti anni e oggi sono II Kyu. Questa esperienza mi ha portato a osservare alcuni aspetti che considero particolarmente interessanti anche nel lavoro con persone che vivono con il Parkinson.

Prima di tutto: l’equilibrio

Il nostro lavoro con l’Aikido non parte dalla caduta.

Parte soprattutto dall’equilibrio.

Attraverso esercizi semplici e progressivi possiamo lavorare sulla percezione del corpo, sugli appoggi, sul trasferimento del peso, sulla postura, sulla coordinazione e sulla capacità di adattarsi a piccoli cambiamenti di posizione.

L’obiettivo non è eseguire perfettamente una tecnica di Aikido.

È imparare ad ascoltare il proprio corpo mentre si muove nello spazio.

E poi imparare a conoscere la caduta

Nell’Aikido la caduta non viene considerata soltanto come qualcosa da evitare.

Viene studiata e allenata progressivamente.

Si può imparare, per esempio, a gestire una caduta in avanti, cercando di ridurre reazioni eccessivamente rigide e incontrollate.

Nella caduta all’indietro, invece, particolare attenzione viene dedicata alla gestione dell’impatto e alla protezione della testa.

Naturalmente questo non significa che l’Aikido possa impedire una caduta o evitare necessariamente un trauma.

L’Aikido non è una terapia per il Parkinson

È fondamentale essere molto chiari.

L’Aikido per me oggi, non è una terapia.

Non è una cura per il Parkinson.

Non sostituisce fisioterapia, riabilitazione o indicazioni mediche.

È una proposta di attività motoria che può essere interessante esplorare, quando le condizioni della persona lo consentono.

Non serve diventare cintura nera

L’obiettivo non è imparare tecniche complesse o raggiungere un grado.

Un dojo disponibile potrebbe proporre incontri personalizzati di 30-45 minuti, individualmente o in piccoli gruppi, adattando esercizi, tempi e difficoltà alle caratteristiche della persona.

Prima di iniziare suggerisco sempre di confrontarsi con il proprio neurologo e successivamente con un insegnante di Aikido qualificato, spiegando chiaramente la propria condizione.

Il caregiver può partecipare

Un altro elemento che considero importante è il coinvolgimento del caregiver.

Lavorare insieme sull’equilibrio, sugli spostamenti e sulle modalità di caduta significa condividere un’esperienza e conoscere meglio le possibilità e le difficoltà della persona.

Non soltanto assisterla, quindi, ma fare esperienza insieme.

Da questa idea nasce la sperimentazione di incontri pilota dedicati ad Aikido, Parkinson, equilibrio e cadute, attraverso un percorso graduale e con particolare attenzione alla sicurezza.

Perché lavorare sull’equilibrio significa cercare di rimanere in piedi.

Ma conoscere la caduta significa anche imparare cosa fare quando l’equilibrio viene meno.



 

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