Aikido e Parkinson: imparare a cadere
Conoscere la caduta per affrontarla meglio
Le difficoltà di equilibrio e le cadute rappresentano alcune delle sfide che possono comparire nel percorso delle persone che vivono con il Parkinson.
Da qui nasce una domanda:
possiamo lavorare sull’equilibrio e, nello stesso tempo, prepararci meglio ad affrontare un’eventuale caduta?
Pratico Aikido da molti anni e oggi sono II Kyu. Questa esperienza mi ha portato a osservare alcuni aspetti che considero particolarmente interessanti anche nel lavoro con persone che vivono con il Parkinson.
Prima di tutto: l’equilibrio
Il nostro lavoro con l’Aikido non parte dalla caduta.
Parte soprattutto dall’equilibrio.
Attraverso esercizi semplici e progressivi possiamo lavorare sulla percezione del corpo, sugli appoggi, sul trasferimento del peso, sulla postura, sulla coordinazione e sulla capacità di adattarsi a piccoli cambiamenti di posizione.
L’obiettivo non è eseguire perfettamente una tecnica di Aikido.
È imparare ad ascoltare il proprio corpo mentre si muove nello spazio.
E poi imparare a conoscere la caduta
Nell’Aikido la caduta non viene considerata soltanto come qualcosa da evitare.
Viene studiata e allenata progressivamente.
Si può imparare, per esempio, a gestire una caduta in avanti, cercando di ridurre reazioni eccessivamente rigide e incontrollate.
Nella caduta all’indietro, invece, particolare attenzione viene dedicata alla gestione dell’impatto e alla protezione della testa.
Naturalmente questo non significa che l’Aikido possa impedire una caduta o evitare necessariamente un trauma.
L’Aikido non è una terapia per il Parkinson
È fondamentale essere molto chiari.
L’Aikido per me oggi, non è una terapia.
Non è una cura per il Parkinson.
Non sostituisce fisioterapia, riabilitazione o indicazioni mediche.
È una proposta di attività motoria che può essere interessante esplorare, quando le condizioni della persona lo consentono.
Non serve diventare cintura nera
L’obiettivo non è imparare tecniche complesse o raggiungere un grado.
Un dojo disponibile potrebbe proporre incontri personalizzati di 30-45 minuti, individualmente o in piccoli gruppi, adattando esercizi, tempi e difficoltà alle caratteristiche della persona.
Prima di iniziare suggerisco sempre di confrontarsi con il proprio neurologo e successivamente con un insegnante di Aikido qualificato, spiegando chiaramente la propria condizione.
Il caregiver può partecipare
Un altro elemento che considero importante è il coinvolgimento del caregiver.
Lavorare insieme sull’equilibrio, sugli spostamenti e sulle modalità di caduta significa condividere un’esperienza e conoscere meglio le possibilità e le difficoltà della persona.
Non soltanto assisterla, quindi, ma fare esperienza insieme.
Da questa idea nasce la sperimentazione di incontri pilota dedicati ad Aikido, Parkinson, equilibrio e cadute, attraverso un percorso graduale e con particolare attenzione alla sicurezza.
Perché lavorare sull’equilibrio significa cercare di rimanere in piedi.
Ma conoscere la caduta significa anche imparare cosa fare quando l’equilibrio viene meno.


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