martedì 7 luglio 2026

Una Giornata Insieme- Quaderno 3: Attività di gruppo

 

Insieme significa prendersi cura anche dei caregiver

Dietro ogni persona che affronta un momento di fragilità c'è spesso un familiare che accompagna, sostiene e organizza la vita quotidiana.

Il caregiver rappresenta una risorsa preziosa.

Ma anche chi si prende cura degli altri ha bisogno di trovare tempo per sé, respirare, confrontarsi e sentirsi accolto.

Per questo Una Giornata Insieme è pensata anche per loro.

Non come semplici accompagnatori.

Ma come persone.

Durante gli incontri si creano occasioni spontanee di dialogo, amicizia e condivisione tra famiglie che vivono esperienze simili.

Nascono confronti, consigli, nuove conoscenze e, molto spesso, amicizie che continuano anche oltre il progetto.

Quando il caregiver ritrova serenità, anche la persona che accompagna ne trae beneficio.

Il benessere, infatti, non riguarda mai un solo individuo.

Coinvolge tutta la rete di relazioni che gli sta intorno.

Per questo il nostro percorso mette al centro la persona, la famiglia e la comunità.

Crediamo che una società più inclusiva inizi proprio da qui: creare luoghi dove nessuno si senta solo e dove ogni incontro possa trasformarsi in un'opportunità di crescita reciproca.

Perché prendersi cura significa costruire relazioni.

E ogni relazione può diventare il primo passo verso una migliore qualità della vita




Una Giornata Insieme - Quaderno 2: Musica, movimento e creatività

 



Muoversi insieme per stare bene

Quando si parla di benessere si pensa quasi sempre all'attività fisica. In realtà il nostro equilibrio dipende da molti fattori che lavorano contemporaneamente: il movimento del corpo, la mente, le emozioni e le relazioni.

Per questo motivo Una Giornata Insieme propone attività che coinvolgono la persona nella sua globalità.

Un semplice esercizio ritmico può stimolare attenzione e coordinazione.

Una canzone può richiamare ricordi ed emozioni.

Un disegno può favorire creatività e comunicazione.

Un'attività di gruppo può trasformare persone sconosciute in compagni di esperienza.

Il movimento viene vissuto con naturalezza, senza competizione e senza la ricerca della prestazione.

L'obiettivo non è fare di più.

È sentirsi meglio.

Ogni attività è pensata per essere accessibile, coinvolgente e adattabile alle caratteristiche del gruppo.

In questo modo il benessere diventa un'esperienza condivisa, dove ogni partecipante contribuisce con la propria presenza, le proprie capacità e la propria storia.

Perché il corpo si mantiene attivo quando trova il piacere di muoversi.

La mente si mantiene viva quando continua a essere curiosa.

E le persone crescono quando possono condividere ciò che sono con gli altri.

Una Giornata Insieme-Quaderno 1:Benessere e qualità della vita

 




Una giornata insieme: il valore di uscire di casa

Viviamo in un mondo sempre più connesso dalla tecnologia, ma spesso sempre più distante nelle relazioni. Molte persone trascorrono gran parte della giornata tra le mura domestiche, limitando occasioni di incontro, movimento e condivisione. Con il passare del tempo questa routine può trasformarsi in isolamento, riducendo non solo le opportunità sociali, ma anche la motivazione a prendersi cura di sé.

Una Giornata Insieme nasce per offrire un'alternativa semplice e concreta: dedicare due ore a vivere un'esperienza fatta di persone, sorrisi e partecipazione.

Non occorrono particolari capacità artistiche o fisiche. Ognuno partecipa secondo le proprie possibilità, in un ambiente accogliente e privo di giudizio.

Musica, movimento, voce, ritmo, disegno e attività creative diventano strumenti per favorire il dialogo, la curiosità e il piacere di stare insieme.

Ogni incontro rappresenta un'occasione per conoscere nuove persone, ritrovare vecchi interessi e creare relazioni autentiche.

Perché il benessere non nasce soltanto dall'attività svolta.

Nasce soprattutto dall'incontro con gli altri.

Una conversazione.

Una risata condivisa.

Un incoraggiamento.

Piccoli gesti che spesso lasciano un ricordo molto più duraturo di qualsiasi esercizio.

Ogni giornata diventa così un invito a uscire di casa non per riempire il tempo, ma per dare valore al tempo vissuto.

lunedì 6 luglio 2026

Corso Élite OSS -Quaderno 1: Formazione OSS: La persona prima della malattia

 

L'Operatore Socio-Sanitario: prendersi cura della persona, non solo della malattia

Ogni giorno migliaia di Operatori Socio-Sanitari entrano nelle case, negli ospedali, nelle RSA, negli Hospice e nei Centri Diurni. Molti pensano che il loro lavoro consista principalmente nell'eseguire procedure assistenziali. In realtà, la vera forza dell'OSS è un'altra: costruire relazioni che migliorano la qualità della vita delle persone.

È proprio da questa convinzione che nasce la quarta dispensa del Manuale per Operatori Socio-Sanitari, dedicata alle attività assistenziali e di animazione nelle diverse età e condizioni di salute.

Ogni persona è diversa

Non esistono due persone uguali.

L'età, la storia di vita, le esperienze, le capacità residue e le condizioni di salute rendono ogni individuo unico.

Per questo motivo anche l'assistenza deve essere personalizzata.

L'Operatore Socio-Sanitario non applica schemi rigidi, ma osserva, ascolta e adatta il proprio intervento ai bisogni reali della persona.

L'autonomia è un valore da proteggere

Uno degli errori più frequenti è fare tutto al posto della persona.

Aiutare non significa sostituirsi.

Significa accompagnare, sostenere e valorizzare ciò che la persona è ancora in grado di fare.

Anche un gesto semplice, come apparecchiare la tavola, annaffiare una pianta o raccontare un ricordo, può mantenere viva l'autostima e il senso di utilità.

La relazione è il primo strumento di lavoro

Ogni attività proposta dall'OSS dovrebbe avere un significato.

  • Musica.
  • Narrazione.
  • Disegno.
  • Movimento.
  • Lettura.
  • Conversazione.

Questi strumenti diventano realmente efficaci solo quando sono costruiti intorno alla persona.

L'obiettivo non è occupare il tempo, ma creare occasioni di relazione, partecipazione e benessere.

Dal Parkinson alle Cure Palliative

Durante il proprio percorso professionale l'OSS incontra persone che vivono situazioni molto diverse.

  • Persone anziane.
  • Persone con deterioramento cognitivo.
  • Persone che vivono con il Parkinson.
  • Persone allettate.
  • Persone accolte negli Hospice.

In ognuna di queste situazioni cambia l'intervento, ma non cambia il principio fondamentale: la persona viene sempre prima della patologia.

L'esperienza insegna

Anni di lavoro sul campo mi hanno confermato una convinzione semplice ma profonda.

Le attività più efficaci non sono necessariamente le più complesse.

Spesso basta una canzone conosciuta, una fotografia, un racconto condiviso o un piccolo gesto di attenzione per restituire serenità, partecipazione e fiducia.

La qualità dell'assistenza nasce dalla capacità dell'operatore di osservare, ascoltare e adattare ogni proposta alla persona che ha di fronte.

Una professione che lascia il segno

Essere Operatore Socio-Sanitario significa entrare ogni giorno nella vita delle persone con rispetto, competenza e umanità.

  • Ogni parola.
  • Ogni sorriso.
  • Ogni momento di ascolto.
  • Ogni gesto di cura.

Contribuisce a costruire la qualità della vita della persona assistita.

  • Le procedure si imparano.
  • La relazione si coltiva ogni giorno.

Ed è proprio nella relazione che un buon Operatore Socio-Sanitario lascia il segno.


Clemente Ernesto De Martino
Musicista, formatore e ideatore del metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa (SASR)

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domenica 5 luglio 2026

Parkinson e Grotte-Quaderno 2: Dal buio alla fiducia






Quando le persone chiedono  di andare più in profondità

"Le esperienze più importanti non sono quelle che imponiamo, ma quelle che le persone scelgono di vivere."

Può il silenzio diventare un'occasione di ascolto? Può il buio, vissuto in sicurezza e accompagnato da professionisti, trasformarsi in un'esperienza capace di generare fiducia?

Da queste domande è nato il secondo incontro del progetto pilota Grotte e Parkinson, realizzato alle Grotte dei Dossi di Villanova Mondovì nei giorni lunedì 4 maggio e lunedì 18 maggio, grazie alla collaborazione tra l'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV, l'Associazione Turistica delle Grotte dei Dossi e un'équipe composta da speleologi, professionisti e volontari.

Il progetto non nasce con finalità terapeutiche, ma come esperienza osservativa dedicata alle persone che vivono con il Parkinson e ai loro caregiver, con l'obiettivo di comprendere come un ambiente naturale caratterizzato da silenzio, oscurità e riduzione degli stimoli possa essere vissuto in condizioni di massima sicurezza.



Un progetto costruito sulla sicurezza

Ogni partecipante è stato monitorato in quattro momenti della giornata:

  • all'arrivo;
  • immediatamente prima dell'ingresso in grotta;
  • al termine dell'esperienza nel buio;
  • dopo l'uscita dalla grotta.

Prima di iniziare è stato spiegato che ogni persona poteva interrompere l'esperienza in qualsiasi momento pronunciando una sola parola:

"Luce".

In quel preciso istante tutte le luci della grotta si sarebbero accese contemporaneamente e ogni operatore avrebbe illuminato il percorso con la torcia fissata sul proprio casco.

La sicurezza non era un dettaglio organizzativo.

Era parte integrante del progetto.


Due ambienti, due esperienze

Nel secondo incontro la grotta è stata suddivisa in due aree.

La prima, situata a circa dieci metri dall'ingresso, lasciava filtrare una leggera luce naturale. Questa scelta aveva lo scopo di ridurre l'ansia iniziale e permettere un primo contatto graduale con l'ambiente sotterraneo.

La seconda area si trovava più in profondità.

Qui, una volta spente le luci, il buio era assoluto.

Un'oscurità autentica, difficile da sperimentare nella vita quotidiana.

Tre persone — due partecipanti e un caregiver — hanno vissuto l'esperienza nella zona più profonda, mentre gli altri si trovavano nell'area vicina all'ingresso.

Il momento che nessuno dimenticherà

Durante il primo incontro del 4 maggio era stato previsto un tempo di permanenza di cinque minuti.

A circa quindici secondi dal termine, uno dei partecipanti pronunciò la parola concordata.

"Luce."

Nel giro di un secondo l'intera grotta tornò illuminata.

Nessuno interpretò quel momento come un fallimento.

Al contrario.

Fu la dimostrazione che ogni persona si sentiva libera di esprimere il proprio bisogno, sapendo che sarebbe stata ascoltata immediatamente.



Il secondo incontro

Fu proprio ciò che accadde il 18 maggio a sorprendere l'intera équipe.

Le due persone che nel primo incontro avevano partecipato nell'area più vicina all'ingresso chiesero spontaneamente di essere accompagnate nella zona del buio assoluto.

Nessuno glielo aveva suggerito.

Fu una loro scelta.

Per questo motivo decidemmo di modificare il protocollo.

Ai partecipanti venne comunicato che l'esperienza sarebbe durata ancora cinque minuti.

In realtà, il tempo venne esteso a sette minuti.

Trascorsi i sette minuti, fu Cosimo Barberis, presidente dell'Associazione Turistica delle Grotte dei Dossi, ad accendere nuovamente l'illuminazione della grotta.

L'atmosfera era cambiata.

Il gruppo affrontava il silenzio con maggiore serenità rispetto alla prima giornata.

Non si tratta di una conclusione scientifica.

È un'osservazione maturata sul campo che merita ulteriori approfondimenti.

Il valore sociale del progetto

L'aspetto più significativo di queste due giornate non riguarda soltanto ciò che è accaduto all'interno della grotta.

Riguarda ciò che è nato tra le persone.

Persone che vivono con il Parkinson, caregiver, speleologi, volontari e professionisti hanno condiviso un'esperienza costruita sul rispetto, sull'ascolto e sulla fiducia reciproca.

Questo progetto dimostra come la collaborazione tra realtà diverse possa generare nuove opportunità di incontro e di ricerca, mettendo sempre la persona al centro.

Ogni esperienza vissuta rappresenta un patrimonio da condividere con il mondo delle associazioni, della cultura e della ricerca.

Una porta aperta sul futuro

Queste due giornate non rappresentano un punto di arrivo.

Sono il primo passo di un percorso che desidera continuare a esplorare il rapporto tra ambiente, silenzio, relazione e qualità della vita.

Le domande sono ancora molte.

Ed è proprio questo il valore della ricerca.

Continuare a osservare, ascoltare e imparare dalle persone.

Perché, a volte, il risultato più importante non è trovare una risposta.

È avere il coraggio di porre una domanda nuova.


📌 Scheda del progetto

Luogo: Grotte dei Dossi – Villanova Mondovì (CN)

Date: 4 e 18 maggio

Partecipanti: persone che vivono con il Parkinson e caregiver

Promotori: Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV e progetto di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa

Collaborazione: Associazione Turistica delle Grotte dei Dossi

Responsabile del progetto: Clemente Ernesto De Martino






Parkinson e Grotte : Quaderno 1 : Che cosa può insegnarci il silenzio?

 


"A volte, per osservare meglio una persona, bisogna prima ridurre il rumore che la circonda."

Quando si parla di Parkinson si pensa immediatamente ai farmaci, alla fisioterapia, all'attività fisica o alla ricerca scientifica. Molto più raramente ci si domanda quale ruolo possano avere l'ambiente, il silenzio e la qualità degli stimoli che accompagnano la vita quotidiana.

Da questa domanda è nato il progetto Grotte e Parkinson, un'esperienza osservativa realizzata alle Grotte dei Dossi di Villanova Mondovì (Cn).

L'obiettivo non è trovare una nuova terapia né proporre soluzioni miracolose. L'intenzione è molto più semplice e, allo stesso tempo, profonda: osservare come una persona possa vivere un ambiente completamente diverso da quello abituale, caratterizzato da silenzio, luce soffusa, temperatura costante e assenza delle continue sollecitazioni presenti nella vita di ogni giorno.

L'idea è nata dopo anni di lavoro con persone che vivono con il Parkinson attraverso la Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa. Nel corso dei laboratori ho imparato che il modo in cui una persona percepisce un ambiente influenza il suo modo di muoversi, di respirare, di comunicare e di relazionarsi con gli altri.

Da questa osservazione è nata una nuova domanda: che cosa accade quando il rumore lascia spazio al silenzio?

Per cercare una risposta abbiamo scelto un luogo straordinario. Le Grotte dei Dossi non sono state selezionate per il loro valore turistico, ma perché rappresentano un ambiente naturale capace di ridurre molti degli stimoli che normalmente accompagnano la nostra quotidianità.

Il progetto è stato costruito con il contributo di speleologi, professionisti, volontari e dell'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV, mettendo sempre al centro la sicurezza e il rispetto delle persone coinvolte.

Questo primo capitolo non vuole offrire conclusioni. Vuole raccontare l'inizio di un percorso. Nei prossimi articoli condivideremo come è nata l'idea, come sono state organizzate le giornate di osservazione, quali figure hanno partecipato al progetto e quali riflessioni sono emerse dall'esperienza vissuta sul campo.

Perché ogni ricerca inizia con una domanda. E ogni domanda, quando nasce dall'ascolto delle persone, può aprire nuove prospettive.

                                                       youtube.com/watch?v=R9aW1iuSmyE

sabato 4 luglio 2026

Narrazione Creativa : Quaderno 1 : Come Tik Tok ha unito Italia e Stati Uniti in un libro per bambini




                              Quando TikTok diventa un ponte tra Italia e Stati Uniti

https://youtu.be/3Qe7PfZMKbc?si=pxAGFSwCwWq2ktI9

Ogni giorno milioni di persone aprono TikTok per pochi minuti di svago. Raramente immaginano che, dietro uno schermo, possano nascere amicizie capaci di cambiare la vita.

È proprio quello che è accaduto con La Valigia dei Sogni – Racconti della buonanotte.

Tutto è iniziato con alcuni video dedicati al Parkinson. Da una parte dell'oceano c'era Rachel "Ray" Duran, americana, moglie, madre e donna che convive con il Parkinson. Dall'altra parte c'era Clemente Ernesto De Martino, musicista e ideatore del metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, impegnato nei laboratori dell'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV.

Una conversazione dopo l'altra è nata una vera amicizia.

Sono arrivati i video insieme.

I duetti di ballo.

Le risate.

Le videochiamate.

I saluti rivolti agli amici italiani.

Fino a quando è nata una domanda semplice.

"Perché non scriviamo insieme un libro?"

La risposta è diventata La Valigia dei Sogni.

Un progetto che unisce quattro autrici italiane e una statunitense, dimostrando che i social network possono trasformarsi in strumenti di cultura, amicizia e inclusione.

In un'epoca in cui si parla spesso dei rischi dei social, questa storia racconta il loro volto migliore.

Quello capace di costruire ponti.

Quello capace di unire persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate.

Perché a volte basta un semplice "Ciao" per iniziare un viaggio straordinario.




Oltre il tabù: Quaderno 2 : Storia, scienza, cultura e neuroscienze della sessualità umana

 L'atlante della sessualità umana Il tabù della sessualità – Volume 1 Dalle origini dell'umanità alle neuroscienze contemporanee Il ...