lunedì 20 luglio 2026

Due possibilità, meno stress-Quaderno 1- Come facilitare le decisioni nelle persone con demenza



Il cervello ama le scelte semplici: il valore del "due" nelle persone con demenza

Osservando la natura e il nostro corpo emerge un elemento ricorrente: il dualismo.

Abbiamo due occhi, due orecchie, due mani, due gambe. Esistono il giorno e la notte, l'inspirazione e l'espirazione, il caldo e il freddo, il silenzio e il suono. Molti aspetti della nostra vita si organizzano spontaneamente in coppie.

Anche il cervello sembra trarre beneficio quando le informazioni vengono presentate in modo semplice e limitato.

Nelle persone che vivono con una demenza o con un decadimento cognitivo, elaborare molte informazioni contemporaneamente può diventare difficile. Ogni scelta richiede attenzione, memoria, capacità di confronto e decisione. Più alternative vengono proposte, maggiore può essere il carico cognitivo e, di conseguenza, lo stress.

Per questo motivo, nella pratica quotidiana è spesso preferibile offrire due possibilità invece di molte.

Piuttosto che chiedere:

"Che cosa desidera bere?"

può essere più utile dire:

"Preferisce un caffè o un tè?"

Oppure:

"Pasta al pomodoro o pasta in bianco?"




In questo modo la persona non deve costruire da zero la risposta, ma semplicemente riconoscere una delle due opzioni proposte. È una strategia semplice che può facilitare la comunicazione e ridurre l'affaticamento mentale.

Naturalmente non si tratta di una regola assoluta, ma di un principio pratico che molti professionisti utilizzano nell'assistenza quotidiana.

Anni fa, durante il mio tirocinio presso l'Hospice di Rodigo, in provincia di Mantova, ebbi l'opportunità di lavorare con la signora Anna, una persona che presentava importanti difficoltà motorie.

Per aiutarla durante il pasto utilizzavo due semplici segnali sonori.

Un suono acuto: PIN.

Un suono grave: PON.

L'obiettivo non era fare musica, ma creare due riferimenti sonori chiari.

Mentre Anna portava il cucchiaio dalla mano alla bocca, accompagnavo il movimento con questi due stimoli. Con il tempo osservai che l'attenzione sembrava concentrarsi maggiormente sul suono piuttosto che sulla complessità del gesto motorio. Il movimento risultava più fluido, più spontaneo e meno stressante.

Si tratta di un'osservazione personale maturata sul campo, non di una prova scientifica. Tuttavia è coerente con ciò che oggi sappiamo sulle strategie di semplificazione del compito e sull'importanza dei cue, cioè degli stimoli esterni, nel facilitare alcune azioni nelle persone fragili.

Forse il cervello, quando incontra la fragilità, non ha bisogno di ricevere più informazioni.

Ha bisogno di ricevere quelle giuste.

E molto spesso due possibilità sono sufficienti per restituire serenità, autonomia e dignità alla scelta.




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